SARDEGNA NON SOLO MARE: ESCURSIONISMO E TREKKING DA ISOLA ROSSA A COSTA PARADISO

La Sardegna, con la sua natura pittoresca e selvaggia e le sue emergenze storico artistiche, regala in ogni stagione emozioni varie e uniche.
Da ottobre ad aprile le temperature non scendono sotto i 10 ° C. clima ideale per coloro che amano fare delle escursioni facendo trekking, Nordic walking e gite in bicicletta.

DA ISOLA ROSSA A COSTA PARADISO

facile escursione adatta anche a i bambini. Una giornata di trekking semplice e alla portata di tutti lungo un tratto di costa ancora incontaminato, che dall’Isola Rossa ci porta a Costa Paradiso. Attraverso un evidente sentiero a contatto con una natura ancora incontaminata, si cammina tra alberi di ginepro e rocce rosse modellati dal maestrale nelle forme più insolite e bizzarre; inebriati dai profumi dell’elicriso, del mirto e del rosmarino, si visitano le stupende cale di Tinnari e di Li Cossi considerate tra le più belle di tutta la costa nord occidentale. Lungo il percorso si potrà godere di panorami di una bellezza impagabile che spaziano su tutta la costa fino alle Bocche di Bonifacio in Corsica.
Si parte dalla torre spagnola di Isola rossa, dove un sentiero lungo la costa  conduce fino alla bellissima spiaggia di La Marinedda, proseguendo per Punta Canneddi, fra le magnifiche e frastagliate rocce, si arriva alla solitaria Spiaggia di Tinnari.

Proseguendo, sempre a ridosso della costa, dopo 30 minuti di cammino si arriva alla meravigliosa spiaggia di Li Cossi a Costa Paradiso
Distanza: Km 9. Tempo di Percorrenza: tre ore solo andata

Gabriel Bettiisola-rossa-cala-sarraina-primavera

Palermo in a day 2

 

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Continuando l’esplorazione di Palermo e avendo in mente sempre il cibo, siamo tornati al Mercato del Capo e passeggiando abbiamo assistito a delle incredibili scene di vita quotidiana di guida palermitana, che ci hanno fatto dubitare delle nostre capacità, queste persone sono in grado di guidare in scenari al limite della sopportazione umana, tanto di cappello.

Nel tragitto verso il mercato, abbiamo avuto la possibilità di passare in vie secondarie e non molte turistiche, che ci hanno portato fino a un mercato dell’antiquariato molto grazioso, nel quale ci siamo persi ad ammirare il lavoro di artigiani locali, e siamo rimasti incantati da vari pezzi della loro abilità manifatturiera, purtroppo per motivi di peso ci siamo dovuti astenere dall’acquistare qualcosa.

Superata la tristezza del non poter portarsi a casa un pezzo di storia di un artigiano locale, abbiamo ripreso il cammino arrivando alla volta del mercato, avendo un obiettivo ben fisso in testa, mangiare il “pane ca meusa”, ossia un panino con all’interno milza, trachea e scarti vari.

Abbiamo optato per il Dainotti’s al Capo, caposaldo dello street food palermitano e vincitore della trasmissione 4 Ristorante Palermo, che ci ha convito grazie all’autenticità che ci trasmetteva da fuori a primo impatto.

Dobbiamo dire però che siamo rimasti un po’ delusi, abbiamo dovuto aspettare 15 minuti prima di ordinare, perché facevano passare avanti persone locali, poi al momento della richiesta del panino ci hanno messo altri 15 minuti, perché avevano un problema con il fornelletto che doveva cucinare la meusa, ma niente di eccessivamente problematico se come noi vi armate di pazienza e di tempo.

Problemi di disorganizzazione a parte torniamo a parlare del panino, ne abbiamo preso uno con il caciocavallo e uno con sale e limone, premettiamo che ha un sapore molto particolare che non a tutti piace (infatti al mio compagno di viaggio non è piaciuto in nessuno dei due casi), ma devo dire che a me è piaciuto molto, soprattutto quello con il caciocavallo.

Finita la nostra parentesi alimentare, volevamo andare a smaltire il nostro pranzo, quindi abbiamo deciso di intraprendere una camminata dal centro di Palermo per raggiungere il Palazzo Cinese, purtroppo, come ci aspettavamo lo abbiamo trovato chiuso, ma questo non ci ha impedito di sbirciare la parte interna del cortile (molto suggestivo) e di guardare la bizzarra architettura decisamente inaspettata in un contesto come la Sicilia.

Passata una mezz’oretta a girovagare nel giardino ombreggiato e fresco della palazzina, abbiamo continuato la camminata con l’obiettivo di arrivare fino alliridescente spiaggia di Mondello, ma il caldo e la stanchezza accumulata ci ha portato i primi segni di cedimento e così abbiamo optato per il più pratico bus, che ci ha lasciato direttamente davanti alla striscia di spiaggia, una volta scesi la nostra idea era una, andare a prendere un caffè per goderci in maniera più attiva la spiaggia sicula.

Abbiamo camminato fino ad arrivare al piccolo paesino nel lembo nord della striscia di costa, ma a nostro malincuore la maggior parte dei bar aperti, erano per turisti, con dubbie materie prime, quindi abbiamo preso da mangiare in quello più grazioso dal punto di visto della posizione, optando per un semplice caffè ed un cannolo a testa, che al contrario del resto della pasticceria ci sembrava più fresco, infatti era abbastanza buono, mai però come quello preso a colazione che era fatto artigianalmente.

Ricaricate le nostre energie, ci siamo dati come obiettivo di fare una bella camminata a piedi nudi in spiaggia e di stenderci un oretta a leggere ed ascoltare la musica con il sole e con la brezza marina che ci accarezzava, era tutto così rilassante che il mio collega si è fatto una pennica e si è risvegliato con il freddo che stava avanzando.

Arrivato il freddo abbiamo deciso di tornare in centro a Palermo, abbiamo preso un autobus nel quale abbiamo notato non c’era la possibilità di fare il biglietto a bordo, per fortuna eravamo muniti di biglietti presi precedentemente.

Tornati in centro iniziavamo ad essere abbastanza stanchi, quindi abbiamo optato per prendere un aperitivo in un bar abbastanza frequentato da ragazzi della nostra età, con il pretesto dell’aperitivo ci siamo fatti consigliare da dei ragazzi un buon forno per prendere dei pensieri culinari per chi ci aspettava a casa.

Ci siamo diretti alla posizione indicata da google maps dove si sarebbe dovuto prendere il bus per l’aeroporto, che però abbiamo scoperto a nostre spese essere errata fin da quando è stata introdotta sul sito. Ora non per fare il puntiglioso, ma secondo me è il caso che la mettiate a posto che dite Palermo? Rischiate di far perdere l’aereo alle persone, per fortuna eravamo partiti per tempo e abbiamo potuto chiamare un’agenzia di taxi (diffidate da taxi non di agenzie, si rischia di strapagare corse).

In aeroporto abbiamo passato i controlli e una volta imbarcati abbiamo tirato le somme sulla toccata e fuga a Palermo e siamo tutti e due dello stesso parere, ottima meta per una fuga, ma una città che alla lunga diventa stancante, dovuto probabilmente a varie problematiche legate alla viabilità, sia per il traffico e lo stile di guida molto poco regolare, sia per i mezzi, che abbiamo potuto constatare non rasentono precisione, infatti abbiamo avuto problemi tra posizione di autobus sbagliate e autobus che o non passavano o facevano ritardo.

Gabriel Betti

Dolomiti Superski :Esperienze uniche ed emozionanti

Una notte in rifugio

Le esperienze che si possono fare sulle Dolomiti non smetteranno mai di stupirvi! Uno dei più interessanti è sicuramente: una notte in rifugio.

Soggiornare in un rifugio di montagna ti catapulta in un’atmosfera romantica, calda, familiare e caratteristica. Le capanne hanno un ambiente rustico e caratteristico, ma sono anche moderne a seconda della posizione.

Quando si soggiorna in un rifugio di montagna

sarete accolti e letteralmente abbracciati dal paesaggio delle Dolomiti, potrete godere della tranquillità del luogo, vedere e godervi l’alba o il tramonto sulle montagne. Per non parlare di quanto possa essere impressionante guardare il cielo stellato dalla tua cabina, circondato dalla natura e dalla maestosità delle montagne. Trascorri una notte in alta quota e concediti delizie culinarie a cena ea colazione . Se vuoi vivere un’esperienza unica: una notte in alta quota fa per te.

La cucina delle Dolomiti conquisterà le vostre papille gustative!

Le Dolomiti sono l’accogliente patria di ristoranti stellati e rifugi rustici dove gustare la cucina tipica della regione. Sono 14 i ristoranti premiati con una stella Michelin e oltre 400 rifugi dove pranzare o cenare in montagna!

Da Casunziei d’Ampezzo, Schlutzkrapfen dall’Alto Adige, il Ladino Turtres

ai dolci tipici della regione, i piatti che si possono gustare spaziano dai primi piatti realizzati con ingredienti di qualità, ai secondi a base di carne o pesce di lago o di fiume, a piatti dedicati anche a chi predilige verdure, erbe aromatiche e formaggi tipici delle Dolomiti  .

Nei ristoranti e rifugi delle Dolomiti potrete lasciarvi coccolare dalla cucina di chef professionisti che sanno unire tradizione, cuore pulsante della montagna e ingredienti delle immediate vicinanze per offrirvi un’esperienza unica ed emozionante

Gabriel Betti

Fonte : Ufficio Stampa Dolomiti Superski

Alpi Francesi 3 Vallèe 2022 : Sempre una esperienza unica.

Dopo aver saltato un anno (il 2021) a causa della chiusura frontiere e impianti sciistici a causa del Covid sono finalmente ritornato alle 3 vallèe.

Come al solito ho prenotato, assieme ad alcuni amici, la settimana dal 29 gennaio al 5 febbraio di quest’anno, nel residence Plein Soleil di Meribel Mottaret.

All’arrivo pur vedendo le piste perfettamente innevate e battute, ho notato che nei pendii fuori pista esposti a sud la neve iniziava a scarseggiare.

Sin dalla prima giornata di sci mi sono reso conto che, a differenza degli altri anni, nei quali in questo periodo la maggioranza degli sciatori era di provenienza straniera, con particolare riguardo a sciatori dell’est Europa quest’anno la maggioranza degli sciatori erano francesi. Il tutto confermato nei giorni seguenti e su tutte le aree delle 3 Vallèe.

Nei sei giorni di sci a disposizione ho sciato sulle diverse piste dell’intero comprensorio da Courchevel, Meribel, Les Menuires,Val Thorens ed Orelle.

Ho trovato dovunque piste ben indicate e perfettamente tenute.

Ho sciato su piste che partono dagli oltre 3.000 metri per scendere addirittura fino ai 1300 metri di Courchevel Le Praz con piste inaspettatamente ben innevate e curate.

Relativamente alle norme Covid vi informo che su all’ingresso di tutti gli impianti occorreva avere la mascherina FFP2 e che su alcuni impianti (es. Cabinovie) veniva richiesto il Green Pass come peraltro nei ristoranti e rifugi in quota.

Durante la settimana in due pomeriggi sono caduti complessivamente 15 cm. di neve fresca che oltre a dare un tocco più invernale al paesaggio mi hanno consentito di sciare su neve polverosa estremamente gradevole.

All’interno dell’intero comprensorio delle 3 Vallèe ho registrato alcuni ammodernamenti di impianti di risalita come ad esempio la nuova cabinovia che da Les Menuires porta in un unico tratto le persone sino a Point de La Masse oppure, l’altra cabinovia che dal centro di Orelle porta sempre in unico tratto all’arrivo della Funivia di Cime de Caron.

Stranamente invece ho trovato la funivia della Saulire a Courchevel chiusa per l’intera stagione non capendone il motivo.

Ho comunque trascorso una settimana di sci totale veramente appagante avendo la possibilità di fare sempre piste diverse e con un diverso grado di difficoltà e lunghezza.

Invito pertanto chi ha ancora dei dubbi circa la positiva particolarità di questo comprensorio che permette di sciare su oltre 600 chilometri di piste tutte ben tenute, collegate ed indicate di mettere in programma una simile esperienza.

Esperienza che ad ogni appassionato sciatore non dovrebbe mancare.

Gabriel Betti

Sicilia Fuori Stagione – Parte 3

Il terzo e ultimo giorno abbiamo visitato Mazara del Vallo,  con le sue tre anime la Kasbah araba, il ghetto ebraico e la parte cristiana.
Ricca di tradizioni e folklore, Mazara del Vallo è una città simbolo della cultura mediterranea che non manca di affascinare i suoi sempre più numerosi visitatori. L’impianto urbano e gli eleganti edifici del centro tradiscono le origini multietniche di questa città, abitata e dominata nei secoli da popolazioni diversissime come fenici, cartaginesi, romani, saraceni e normanni: passeggiate per il labirintico centro storico alla ricerca delle tracce lasciate da queste popolazioni.
Il centro storico di Mazara del Vallo incanta i visitatori per il labirintico impianto arabo-nordafricano, con un dedalo di viuzze e case con eleganti cortili interni. Assolutamente da perdersi nei vicoletti della Kasbah tutti decorati con piastrelle e maioliche, quadri e aneddoti e aforismi. Girovagando per i suoi vicoli stretti e tortuosi, il continuo rimando alle medine islamiche vi farà credere di trovarvi sull’altra sponda del Mediterraneo. La vostra visita al centro vi porterà senz’altro a Piazza della Repubblica, la piazza principale della città, dove sorge la Cattedrale normanna del Santissimo Salvatore. Date un’occhiata anche a Piazza Mokarta per ammirare l’arco normanno, unico resto di un antico castello. Un vero gioiello da non perdere è il seicentesco Teatro Garibaldi, realizzato interamente in legno recuperato da vecchi pescherecci. Un altro tocco marinesco è dato dal soffitto e dalla platea che ricordano nella forma la chiglia di una nave, mentre le decorazioni dei palchi sono prese dai motivi tipici dei carretti siciliani (fiori e maschere).
Mazara del Vallo è conosciuta anche come “la città del Satiro” dal nome della sua più famosa attrazione turistica: si tratta del celebre Satiro danzante, una pregiatissima statua bronzea ellenica nella quale si sono straordinariamente conservati gli occhi e che rappresenta un emblema della cultura mediterranea. È assai raro vedere una statua antica in cui si sono conservati gli occhi, e forse questo li rende al tempo stesso più “veri”, più espressivi, ma anche più misteriosi. Sarà per gli occhi, sarà per l’estasi orgiastica del satiro, la statua esercita su chi la osserva un fascino magnetico, quasi a voler trascinare lo spettatore nel vortice della danza compiuta dal satiro in onore del dio pagano Dioniso.
Il Satiro è alto più di 2 metri e pesa 96 kg., c’è discordia tra gli esperti sulla datazione dell’opera: secondo alcuni è databile tra il IV e il III sec. a.C., mentre altri ritengono che sia stata realizzata tra il II e la fine del I sec. a.C. La statua fu rinvenuta durante una battuta di pesca nel 1997, affidata all’Istituto Centrale per il restauro di Roma nel 1998 e restituita alla città di Mazara del Vallo nel 2003. Il corpo della scultura fu ripescato ad una profondità di oltre 500 metri. Il Satiro danzante è conservato in un museo che prende il nome proprio da questa importantissima testimonianza del patrimonio artistico recuperato e recuperabile nelle acque della Sicilia. Il Museo del Satiro si trova nel centro cittadino di Mazara del Vallo, all’interno della Chiesa di Sant’Egidio; oltre alla celebre statua espone altri reperti ritrovati nel mare di Sicilia, uno straordinario  frammento bronzeo di zampa di elefante di epoca punico-ellenistica e una collezione di anfore di età arcaica, classica, ellenistica, punica, romana e medievale.
Adagiata tra le rive del mare Mediterraneo e la foce del fiume Mazaro, la “Città del Satiro” non è solo l’imperdibile tappa di un itinerario artistico-culturale, ma anche una città in cui fermarsi per un giorno o più di relax al mare. La costa nei dintorni di Mazara del Vallo è puntellata di spiagge suggestive, alcune sabbiose altre rocciose, tutte bagnate da un mare limpidissimo che invita a un tuffo rinfrescante.
A chiudere questo meraviglioso long week end un pranzo veloce e Mazzara presso Maréaviva Ostricheria, Crostaceria, Molluscheria. Un’idea davvero brillante, una pescheria dove si possono o acquistare o consumare sul posto, in un piccolo gazebo antistante il negozio, un’ampia scelta di ostriche, crostacei di qualità come i mitici gamberi rossi e rosa di Mazara e molluschi, da gustare in cruditè o sapientemente gratinati.
Grazie Sicilia arrivederci a presto.

Gabriel Betti

 

Sicilia fuori stagione Parte 3

img-20211128-wa0001Il terzo e ultimo giorno abbiamo visitato Mazara del Vallo,  con le sue tre anime la Kasbah araba, il ghetto ebraico e la parte cristiana.
Ricca di tradizioni e folklore, Mazara del Vallo è una città simbolo della cultura mediterranea che non manca di affascinare i suoi sempre più numerosi visitatori. L’impianto urbano e gli eleganti edifici del centro tradiscono le origini multietniche di questa città, abitata e dominata nei secoli da popolazioni diversissime come fenici, cartaginesi, romani, saraceni e normanni: passeggiate per il labirintico centro storico alla ricerca delle tracce lasciate da queste popolazioni.
Il centro storico di Mazara del Vallo incanta i visitatori per il labirintico impianto arabo-nordafricano, con un dedalo di viuzze e case con eleganti cortili interni. Assolutamente da perdersi nei vicoletti della Kasbah tutti decorati con piastrelle e maioliche, quadri e aneddoti e aforismi. Girovagando per i suoi vicoli stretti e tortuosi, il continuo rimando alle medine islamiche vi farà credere di trovarvi sull’altra sponda del Mediterraneo. La vostra visita al centro vi porterà senz’altro a Piazza della Repubblica, la piazza principale della città, dove sorge la Cattedrale normanna del Santissimo Salvatore. Date un’occhiata anche a Piazza Mokarta per ammirare l’arco normanno, unico resto di un antico castello. Un vero gioiello da non perdere è il seicentesco Teatro Garibaldi, realizzato interamente in legno recuperato da vecchi pescherecci. Un altro tocco marinesco è dato dal soffitto e dalla platea che ricordano nella forma la chiglia di una nave, mentre le decorazioni dei palchi sono prese dai motivi tipici dei carretti siciliani (fiori e maschere).
Mazara del Vallo è conosciuta anche come “la città del Satiro” dal nome della sua più famosa attrazione turistica: si tratta del celebre Satiro danzante, una pregiatissima statua bronzea ellenica nella quale si sono straordinariamente conservati gli occhi e che rappresenta un emblema della cultura mediterranea. È assai raro vedere una statua antica in cui si sono conservati gli occhi, e forse questo li rende al tempo stesso più “veri”, più espressivi, ma anche più misteriosi. Sarà per gli occhi, sarà per l’estasi orgiastica del satiro, la statua esercita su chi la osserva un fascino magnetico, quasi a voler trascinare lo spettatore nel vortice della danza compiuta dal satiro in onore del dio pagano Dioniso.
Il Satiro è alto più di 2 metri e pesa 96 kg., c’è discordia tra gli esperti sulla datazione dell’opera: secondo alcuni è databile tra il IV e il III sec. a.C., mentre altri ritengono che sia stata realizzata tra il II e la fine del I sec. a.C. La statua fu rinvenuta durante una battuta di pesca nel 1997, affidata all’Istituto Centrale per il restauro di Roma nel 1998 e restituita alla città di Mazara del Vallo nel 2003. Il corpo della scultura fu ripescato ad una profondità di oltre 500 metri. Il Satiro danzante è conservato in un museo che prende il nome proprio da questa importantissima testimonianza del patrimonio artistico recuperato e recuperabile nelle acque della Sicilia. Il Museo del Satiro si trova nel centro cittadino di Mazara del Vallo, all’interno della Chiesa di Sant’Egidio; oltre alla celebre statua espone altri reperti ritrovati nel mare di Sicilia, uno straordinario  frammento bronzeo di zampa di elefante di epoca punico-ellenistica e una collezione di anfore di età arcaica, classica, ellenistica, punica, romana e medievale.
Adagiata tra le rive del mare Mediterraneo e la foce del fiume Mazaro, la “Città del Satiro” non è solo l’imperdibile tappa di un itinerario artistico-culturale, ma anche una città in cui fermarsi per un giorno o più di relax al mare. La costa nei dintorni di Mazara del Vallo è puntellata di spiagge suggestive, alcune sabbiose altre rocciose, tutte bagnate da un mare limpidissimo che invita a un tuffo rinfrescante.
A chiudere questo meraviglioso long week end un pranzo veloce e Mazzara presso Maréaviva Ostricheria, Crostaceria, Molluscheria. Un’idea davvero brillante, una pescheria dove si possono o acquistare o consumare sul posto, in un piccolo gazebo antistante il negozio, un’ampia scelta di ostriche, crostacei di qualità come i mitici gamberi rossi e rosa di Mazara e molluschi, da gustare in cruditè o sapientemente gratinati.
Grazie Sicilia arrivederci a presto.

Gabriel Betti

 

Sicilia fuori stagione – Parte 2

La mattina del secondo giorno l’abbiamo dedicata alla visita del Parco Archeologico di Segesta e del suo meraviglioso tempio dorico dedicato ad Afrodite, dea dell’amore. Uno dei templi greci da me amati follemente per la location strepitosa ma anche per il suo livello di conservazione.

Se amate l’archeologia, ma soprattutto se volete provare l’emozione di un salto indietro nel tempo, non perdetevi la visita di questo sito, luogo magico e ancora vivo, dove la storia si unisce al mito e regala profonde emozioni.
Vale veramente la pena per ammirare quello che è considerato uno dei Templi più affascinanti e misteriosi della Magna Grecia e per godersi uno spettacolo nell’antico teatro con vista sul golfo di Castellammare.
Secondo l’antica  tradizione, Segesta fu fondata dalle popolazioni fuggite da Troia, gli Elimi.La città, fortemente legata alla cultura greca, divenne uno dei centri più importanti del Mediterraneo riuscendo a coinvolgere nella sua secolare ostilità verso Selinunte anche Atene e Cartagine. La fama di questo sito archeologico che comprende ben 12 siti da visitare, è legata ai suoi due monumenti principali, il tempio dorico e il teatro.

Il maestoso Tempio dorico, formato da 36 colonne, 6 sul lato minore e 14 sul lato maggiore, risale al  V secolo a.C.. Il Tempio, si trovava fuori dalla cinta muraria della città elima e ancora oggi  affascina con la sua straordinaria bellezza. Il tempio non è mai stato completato e il mistero che lo circonda riguarda sia la posizione, a strapiombo su un dirupo, sia sulle motivazioni che spinsero gli elimi a costruirlo.
Risolto invece il mistero della sua dedica. Il tempio di Segesta è dedicato ad Afrodite Urania. Lo ha rivelato con l’entusiasmo documentato e scrupoloso, l’archeologa Rossella Giglio, direttrice del parco archeologico di Segesta: “L’epigrafe che ne parla sta al primo posto nell’opera ‘Iscriptiones Segestanae’. L’epigrafe, che proviene dalle vicinanze del tempio di Segesta e ne indica la divinità venerata, era già conosciuta nel ‘600, subì vari spostamenti, fino a essere murata nella casa del canonico Francesco Avila. Da qui venne poi portata nei locali della Biblioteca Comunale.
Dal tempio si può salire a piedi o con una navette in cima a Monte Barbaro dove si trova il Teatro ellenistico, costruito nel II sec. a.C, quando Segesta era già città libera sotto i Romani. È considerato uno dei teatri più belli del periodo classico, sia per l’ottimo stato di conservazione  che per la sua spettacolare posizione sul  Golfo di Castellammare e sulle colline trapanesi.. Ha un diametro di circa 60 metri ed una  scalinata scavata nella roccia. In estate il teatro riprende la sua funzione originaria e da testimonianza storica diventa luogo vivo e fertile dove si  può assistere a spettacoli classici e concerti musicali di altissimo livello. Il Calatafimi Segesta Festival Dionisiache ha ripreso la formula del teatro all’aperto portata a Segesta dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nel 1967. Il mito è il filo conduttore degli spettacoli che vengono rappresentati nel teatro, con classici greci e latini, ma il progetto include anche concerti musicali,  danza e mostre sia nel parco che a Calatafimi.
Squarci di sole ci hanno assicurato foto spettacolari, complice anche l’assenza di altri turisti. Che meraviglia viaggiare fuori stagione, qualche temporale è vero, ma volete mettere la soddisfazione di avere il tempio tutto per noi.
Lasciato il Parco archeologico ci siamo diretti a Catellamare del Golfo dove abbiamo pranzato sulla darsena del piccolo porticciolo gustando una busiata, pasta frecsa tipica siciliana, al nero di seppia, da urlo.
Castellammare del Golfo sorge sulla costa occidentale Siciliana, a 50 km da Trapani e 67 km da Palermo. Affacciata sul Golfo di Trapani e bagnata da un mare da sogno, è una delle mete più ambite, l’ideale per chi desidera coniugare mare, natura, storia, cultura e buon cibo. Vista dall’alto assomiglia ad un’aquila adagiata sul mare le cui ali sono le insenature di Petrolo e Marina, con in mezzo il tratto di terra che termina con il Castello Arabo Normanno. Il mare di Castellammare è sicuramente l’attrattiva maggiore, con la vicina Riserva dello Zingaro e la spettacolare Tonnara di Scopello, ma c’è molto altro: chiese, palazzi intrisi di storia, viuzze misteriose ed un Castello magico che pare ancorato al porto.
Una bella passeggiata tra le stradine del paese e poi via verso Erice oltre settecento metri sul livello del mare, con vista mozzafiato sulle saline di Trapani. Arroccato sulla cima del monte omonimo, il borgo medievale di Erice svetta dall’alto dei suoi 750 metri, godendo di un’eccezionale vista panoramica che guarda al golfo di Trapani ed alle isole Egadi da un lato ed alla vallata del Valderice dall’altro, abbracciando le campagne dell’entroterra siculo.
Piccolo ed incredibilmente autentico, Erice è un dedalo di viuzze lastricate che scorrono tra chiese, piazze ed antichi cortili e che invoglia i suoi visitatori alla scoperta.
Vagando tra le sue tipiche salite e discese, da Erice si scorgono tratti di Mediterraneo davvero indimenticabili e si ammirano tramonti tra i più belli della Sicilia. Un borgo dall’atmosfera unica, con radici antiche che affondano le origini nel mito e intridono le mura di Erice di leggenda. Esplorare lentamente questo suggestivo paesino dall’aria sempre fresca sa regalare istanti da ricordare per sempre.
Situato a meno di 15 chilometri da Trapani, ad Erice si può arrivare sia in auto che in autobus, ma durante i mesi estivi esiste un modo molto più particolare di raggiungerla: si tratta della funivia che collega la città di Trapani con la vetta di Erice. Il viaggio dura una decina di minuti e permette di avvicinarsi ad Erica gustandosi un emozionante vista dall’alto di Trapani e del poco distante litorale.
Il borgo di Erice è un nucleo antico nel quale la pietra la fa da padrona, ritrovandosi ovunque nelle architetture del paese. Nelle mura delle case, nei palazzi storici, nelle cinta difensive che circondano il borgo, gli antichi blocchi di pietra sono testimoni immobili delle popolazioni che qui hanno vissuto e prosperato: fenici, normanni, arabi e romani, sono molte le culture che hanno lasciato le loro tracce tra le strade del borgo. Mettere piede a Erice è un po’ come fare un tuffo indietro nel tempo e poco dopo aver attraversato l’arco che si staglia all’ingresso del paese, Porta Trapani, ci si ritrova faccia a faccia con l’edificio religioso più importante del paese, la Real Chiesa Madrice Insigne Collegiata, conosciuta come Duomo di Erice, costruita nel XIV secolo da Federico d’Aragona ed oggi dedicata alla Vergine dell’Assunta, si erge imponente e sfoggia uno stile gotico ed una Torre Campanaria imponente, che servì in passato da torre di vedetta.
Imboccando i vicoli che si dipartono dal Duomo è possibile iniziare un avvincente tour di Erice, tra lastricati, negozietti, ristoranti e pasticcerie dai profumi inebrianti.
Una delle icone di Erice è il suo baluardo difensivo, ossia il Castello di Venere, arroccato sullo strapiombo che delimita il paese e risalente all’epoca normanna. Fu costruito tra il XII e XIII secolo, sui resti di un primitivo tempio dedicato al culto della dea Venere. La sua fortunata posizione gli permetteva di scorgere in anticipo ogni attacco nemico proveniente da terra o dal mare, offrendo a Erice un notevole vantaggio strategico.
I curati Giardini del Balio fanno da cornice al Castello e poco distanti da esso si possono ammirare diverse torri medievali ben conservate. Una passeggiate lungo la cinta muraria realizzata in difesa del borgo è imprescindibile. La cinta davvero antica è composta da enormi massi strutturati in un’opera ingegneristica di alto livello.
Oggi Erice è famosa, oltre che per le sue bellezze storiche e artistiche, anche per essere sede del prestigioso Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, organizzazione scientifica fondata nel 1963 e celebre nel mondo, che vale alla cittadina la prestigiosa qualifica di Città della Scienza per la Pace.

Tempio di Segesta

Tempio di Segesta

Gabriel Betti

 

Sicilia fuori stagione

Riserva dello Zingaro

Riserva dello Zingaro

Organizzi un long weekend in Sicilia e scopri che le previsioni meteo non sono un granchè,  niente panico, le infinite sfumature dell’isola, i paesaggi mozzafiato, le emergenze storico archeologiche ed artistiche, i paesini incantati che si affacciano sul mare o che il mare lo dominano, ti incanteranno con qualsiasi tempo.

Quest’anno abbiamo scelto di visitare la Sicilia orientale, siamo quindi arrivati all’aeroporto di Trapani e abbiamo scelto come base un delizioso Bed & Breakfast a due passi dal Centro Storico di Marsala.

Il nostro tour è iniziato il venerdì da San Vito lo Capo, deliziosa cittadina balneare famosa per l’”International Cous Cous Fest – Festival per l’integrazione culturale”, che si tiene ogni anno a settembre, ma anche per essere la porta d’ingresso per visitare la Riserva Naturale dello Zingaro.

Una passeggiata di sette chilometri fino da San Vito lo Capo a Castellammare del Golfo, nella natura incontaminata in un saliscendi di costa, tra il verde della vegetazione e le trasparenze azzurro bianco delle calette.

La Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, prima riserva naturale della Sicilia, è una delle pochissime a non avere una strada litoranea, nonostante ne fosse stata prevista una. L’impetuosità della sua bellezza e la volontà di quanti si sono battuti per mantenerla integra e selvaggia, hanno permesso la sospensione dei lavori e la revoca del finanziamento. Lo Zingaro, come viene affettuosamente chiamata, è anche opera dell’amore della sua gente e dell’amore di coloro che visitandola rispettano le sue leggi.

Il percorso può essere iniziato sia da San Vito Lo Capo sia da Castellammare del Golfo e se non riuscirete a programmare l’intera escursione, (circa 4 ore in tutto), poco importa, perché gli scorci straordinari sono ad ogni passo. Roccia e mare. Pietra ed acqua. Gli elementi che incontrandosi danno vita ad un mix di colori  intensi e tenui al contempo. Le calette verdi-blu e bianche di ciottoli e la terra rossa  così intrinsecamente legata al mare.

Le calette, refrigerio nei giorni d’estate, si rincorrono lungo tutto il percorso: la Tonnarella dell’Uzzo, la Cala dell’Uzzo e Cala Marinella, Cala Berretta, Cala della Disa, Cala del Varo e Cala Capreria. Il paesaggio subacqueo è vario in forme e colori. Nei fondali, si muovono alghe brune e animali dall’aspetto floreale: anemoni, rose di mare e madrepore. Numerose le grotte sommerse e i cunicoli, come la Grotta del Colombaccio che si allarga in un’ampia camera di 30 metri, e ancora, la Grotta della Corvina, la Grotta della Capreria, la Grotta della Mustia e della Ficarella. Un vero paradiso da esplorare per gli appassionati di snorkeling.
Lo Zingaro non è solo mare ma, anche nelle stagioni più miti, è un luogo caro ad escursionisti, appassionati di trekking e camminate. Tra cespugli e sentieri, oltre ad abitati rurali, troverete ben cinque piccoli Musei da visitare: il Museo delle Attività marinare, della Civiltà contadina, dell’Intreccio, della Manna e il Museo naturalistico. Soste ideali in autunno o in primavera. Luoghi di una memoria antica e custodi del patrimonio locale.

A poca distanza dalla Riserva si innalza  Monte Cofano, imponente e maestoso, custode isolato di tanta bellezza.

A malincuore abbiamo lasciato quel piccolo angolo di Paradiso, alla seconda caletta ci siamo dovuti arrendere alla pioggia che inizialmente debole e discontinua, è diventata potente.

Qualche bella foto però siamo riusciti a strapparla al mal tempo per immortalare i colori che ci rimarranno nel cuore insieme alla voglia di visitare la Riserva con un tempo migliore.

Rientrati a Marsala, grazie al cessare della pioggia ci siamo dedicati alla visita del delizioso centro storico, ricco di meravigliosi palazzi e viuzze caratteristiche. Marsala, famosa per lo sbarco dei mille di Garibaldi, è un concentrato di storia, con un centro storico dalle influenze arabe, che sorge sulle rovine delle antiche città puniche di Lilibeo. È la città del vino, dove si produce l’omonimo Marsala ed è anche una città di mare, con spiagge bellissime e mare azzurro, tra le più belle da vedere nel versante occidentale dell’isola. Un tempo Marsala era protetta da una cinta muraria e aveva diverse porte d’ingresso, ancora visibili sono Porta Garibaldi e Porta Nuova. Per goderla appieno passeggiate per il corso ammirando gli incredibili edifici liberty e i palazzi in pietra, fino a raggiungere piazzetta Purgatorio dove vale la pena visitare la suggestiva chiesa. Non perdete una visita alla Piazza dell’Addolorata dove troverete il bellissimo palazzo comunale dalle forti influenze arabe, che un tempo era parte del complesso militare spagnolo.
A completamento di una bella giornata, la cena si è rivelata al di sopra delle aspettative.  Il piccolo ma curato locale “La Marinara ristorante e pescheria”, ci ha avvolti nei sapori tipici della Sicilia sposando tradizione e innovazione. I tre giovani e intraprendenti proprietari accolgono i clienti con cortesia, professionalità ed allegria.

Gabriel Betti