Dormire tra gli uccelli

20220928_084535Immaginate di dormire in una camera d’albergo in cima a un albero con una facciata composta da nidi di uccelli, nel cuore della natura. Appena fuori dal villaggio di Harads, nella Lapponia svedese, a un’ora di auto dall’aeroporto di Luleå, al Treehotel il sogno diventa realtà.

Lavorando a fianco di designer e architetti, i coniugi e comproprietari dell’hotel, Kent e Britta Lindvall  hanno creato un hotel non convenzionale grazie a una serie di camere sospese molto differenti rispetto ai tradizionali alloggi che spaziano da suite in stile astronave a strutture simili a lego e cubi di vetro.

La nuovissima stanza Biosphere è l’ottava camera particolare dell’hotel e rappresenta una delle sistemazioni più particolari al mondo: arroccata in cima a una foresta, l’ultima installazione è rivestita di materiali naturali ed è ricoperta da 350 cassette per uccelli, con lo scopo di aumentare la popolazione locale di volatili.

La stanza è a tema fantastico come le altre ed è stata creata dagli architetti danesi del Bjarke Ingels Group, che hanno collaborato con esperti locali di ornitologia per la suaprogettazione.

“Ideando una camera d’albergo in cima a un albero con una facciata composta da nidi di uccelli, l’obiettivo è quello di ridurre la spirale negativa della popolazione di volatili nei boschi svedesi e di rafforzare invece la biosfera e l’habitat naturale”, ha dichiarato BIG. “Gli ospiti hanno l’opportunità di esplorare l’avifauna da vicino, trovandosi nell’epicentro della natura”.

Si accede alla stanza tramite un ponte che collega il suolo della foresta all’ingresso dall’albero, e il prezzo per due ospiti, con colazione inclusa, è di 12.000 corone svedesi (circa 1.100 euro).

Gabriel Betti

Comelico Superiore: natura, tradizione, curiosità e spiritualità

comelico“E di borgate sparse nascoste tra i pini e gli abeti tutto il verde Comelico”, così Giosuè carducci ospite del Comelico lo decanta. Una valle con una inconfondibile e propria fisionomia, una montagne vera con cime aguzze ed aspre, immensi boschi di abeti, verdissimi prati, piccoli villaggi che sembrano incollati ai pendii delle montagne, il tutto coronato da cime dolomitiche di rara bellezza, patrimonio dell’Unesco.

Il Comelico Superiore che si trova nella parte più settentrionale della provincia di Belluno, al confine con la provincia autonoma di Bolzano e con l’Austria, è composto da quattro principali frazioni: Candide, Casamazzagno, Dosoledo e Padola, e alcuni borghi periferici tra i quali Sacco, Sega Digon e Sopalù.

Il Comelico Superiore è un interessante centro turistico sia in estate che in inverno, zona rilevante dal punto di vista naturalistico, paesaggistico e culturale: una miscela di tradizione e natura che è stata sapientemente valorizzata nel tempo.

La zona offre molteplici opportunità di svago all’aperto, come trekking, MTB, vie ferrate, palestre di roccia, ma anche piacevoli passeggiate adatte anche ai più piccoli tra i tipici tabià e i laghetti di montagna. Nella stagione invernale è una località frequentata dagli amanti dello sci, Padola è infatti la stazione sciistica principale del Comelico, parte del vasto comprensorio di Sextner – Dolomiten che collega innumerevoli piste di discesa oltre i 2000 m.

Tante le emozioni tutte da vivere nella Valle che ha una lunga storia da raccontare, il primo abitante della Val Comelico, oggi conservato nel Museo Paleontologico di Danta di Cadore, fu un cucciolo di “dinosauro lucertola”. Quasi tutte le sue ossa sono state ritrovate nella loro corretta posizione anatomica grazie agli eventi atmosferici successivi alla sua morte.

Negli anni ’80 il Comelico è stato il luogo di vacanza di Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla che qui amava passeggiare e che lo definì un “inno al creatore”, per quanto ne fu piacevolmente colpito. Sulle sue orme sono stati tracciati gli itinerari che ripercorrono le tappe da lui toccate, dove si riconciliano anima e corpo come accade ai tanti turisti che intraprendono questo particolare percorso introspettivo e rigenerativo. I cosiddetti “sentieri del Papa”  comprendono anche il sentiero Frassati, le oasi naturalistiche con le torbiere di Danta, la Val Visdende, la Val Grande, nonché i percorsi sulle tracce della Grande Guerra.

Numerosi sono anche i sentieri dedicati alla pratica del nordic walking, nonché quelli per gli amanti della mountain bike tra cui spiccano lo Stone Man e il giro delle malghe in Val Visdende, per concludere con le escursioni a cavallo partendo dal maneggio della Val Comelico.
Il borgo più antico della Val Comelico è Candide e uno dei suoi edifici più illustri è risalente al 1100 ed è la Casa Gera, da visitare perché racchiude uno spettacolare giardino alpino con piante e fiori assai rari.
A Comelico Superiore, esattamente a Padola, potrete immergervi nelle acque termali delle Dolomiti, dove c’è un centro polifunzionale all’avanguardia nelle terapie per il benessere del corpo e per i trattamenti estetici. Le terme si trovano a un’altitudine di circa 1200 metri, questo già le rende un fatto eccezionale perché sono le più alte in Italia, ma arricchiscono ancora di più la scelta di trascorrere le vacanze in Val Comelico. Le terme dolomitiche e i loro benefici sono noti fin dall’antichità, come provano resti antichi di epoca romana.
Infine il Carnevale, particolarmente sentito a Comelico Superiore, con la tradizionale “Maskrada”: antico rito del travestimento con le raffinate e coloratissime maschere “ matazin” e “lachè” e tradizionale sfilata tra le vie del paese con balli e musica in allegria.
E per chiudere in bellezza, i deliziosi piatti tipici: casanzei”, Kneili”, “mos”, “pastin di Capriolo” e minestra d’orzo”.

Gabriel Betti

Mare a settembre l’esotica Calcidica

Un’idea da non lasciarsi sfuggire per una stupenda vacanza lontano dalla folla: l’esotica Penisola Calcidica, premiata con 96 Bandiere Blu nel 2021, che regala ai suoi visitatori 550 km di magnifiche spiagge!
Un angolo di di Paradiso tutto da scoprire: acque turchesi e verde smeraldo, spiagge sconfinate da sogno, un’infinita linea costiera ricoperta da pini che si spingono fino al mare, una natura eccezionale, ma anche beach bar, luoghi di villeggiatura in riva al mare adatti a vacanze in famiglia mare1e una vivace vita notturna. La penisola Calcidica (o Halkidiki) offre tutto ciò che normalmente associamo alla Grecia, mare, cultura, buon cibo e gente simpatica ma è ancora poco nota ai turisti italiani e rappresenta quindi una validissima alternativa a mete costose ad affollate come Mykonos, Santorini e le altre isole più famose.
Situata nella parte nordorientale della Grecia continentale, è un’ampia penisola formata in realtà da tre penisole più piccole (Kassandra, Sithonia e Monte Athos) dette le Tre Dita.
A Kassandra, il Primo Dito, la più turistica e vivace, si trova Kriopigi un piccolo villaggio molto caratteristico e meno caotico dei più famosi villaggi di Pefchokori e Hanioti. Kriopigi è ideale per gustare appieno l’autentica ospitalità locale, trascorrere intere giornate in spiaggia, godendo di una natura incredibilmente rigogliosa, le cui tinte verdeggianti esaltano ancor di più il turchese delle onde. Alla sera taverne e piccoli ristoranti tipici solleciteranno il vostro palato senza alleggerire troppo il vostro portafoglio!
Sithonia, il secondo dito, tra Kassandra e il Monte Athos, è più tranquilla e selvaggia rispetto a Kassandra. Con le sue affascinanti spiagge di sabbia finissima e i caratteristici villaggi tradizionali, è una meta perfetta per un’escursione giornaliera alla ricerca di ritmi lenti e paesaggi incontaminati.
Infine il Terzo dito, la Repubblica del Monte Athos, è considerato territorio sacro e può essere visitato soltanto da visitatori maschi (eh si i monaci sono piuttosto misogini!) che hanno richiesto ed ottenuto il permesso di entrare. Essendo la procedura molto complessa vi consigliamo una mini crociera partendo da Ouranopoli per ammirare dal mare i Monasteri e la splendida natura.
L’aeroporto più vicino alla Penisola Calcidica è quello di Salonicco, distante circa 100 km e collegato da diversi voli anche low cost, tantissime compagnie di rent a car offrono interessanti proposte per noleggio auto. Esiste anche un servizio di bus pubblici che collega la Calcidica all’aeroporto ma guardate bene gli orari e le stagionalità. Una volta arrivati in Calcidica ci si può muovere facilmente anche con degli scooter, sempre a noleggio, ma attenzione alle strade notturne poco illuminate.
Gabriel Betti

Mittenwald e la Funivia del Karwendel

Mittenwald è un piccolo e grazioso villaggio alpino tedesco che si trova ai piedi dei Monti del Karwendel e a pochi km da Garmisch.
Goethe, mentre si recava in Italia per il suo famoso viaggio, soggiornò a Mittenwald nel 1786 definendola “un vivace libro illustrato”, come ci ricorda la targa posta sulla via principale Obermarkt. Mittenwald è infatti rinomato per le sue belle case affrescate con una tecnica particolare chiamata Lüftlmalerei che significa letteralmente “pittura d’aria”, trattandosi di una particolare tecnica utilizzata per decorare con affreschi le facciate delle case dell’Oberbayern, la parte alpina della Baviera meridionale, e tipica della tradizione contadina di questa splendida zona. Può anche essere intesa come pittura “aerea” in quanto è generalmente utilizzata per rappresentare santi, patroni e soggetti a carattere religioso sospesi su vaporose nuvole. Questi affreschi prendono ispirazione da quelli del barocco italiano ma qui interpretati dai pittori locali del XVIII secolo utilizzando colori molto tenui, creando appunto questa impressione “lüftl” (“aerea”) sia per la loro delicatezza sia per il loro senso di leggerezza. Con questa espressione di arte popolare sono stati affrescati non solo temi religiosi ma anche scene di vita quotidiana con effetto trompe-l’oeil, meridiane ed episodi tratti da celebri fiabe come “Cappuccetto rosso” e “Hansel e Gretel”.
Molte di queste case affrescate sono state trasformate in alberghi dove si può soggiornare per godere al massimo dell’atmosfera incantata di questa deliziosa cittadina.
Mittenwald è anche famosa per aver coltivato l’antica arte italiana della liuteria. Alla fine del Seicento Matthias Klotz allievo dei più famosi liutai cremonesi, introdusse e diffuse in Baviera l’arte ed i segreti appresi in Italia per costruire i magici strumenti musicali ad arco quali violini, violoncelli e contrabbassi. I capolavori creati dagli abili artigiani di Mittenwald sono raccolti nel Geigenbaumuseum dove è possibile assistere alle diverse fasi della costruzione di uno strumento, così come avviene in una bottega di liuteria.  Nel centro storico merita una visita la chiesa parrocchiale di St. Peter und Paul, in stile barocco e i piccoli giardini pubblici caratterizzati da aiuole fiorite di grande attrazione cromatica. Il laghetto con le paperelle che nuotano placide garantisce un’atmosfera rilassante e bucolica a tutto l’insieme.
Se poi volete scoprire una montagna vera, aspra che regala panorami mozzafiato non perdetevi la funivia del Karwendel, la  seconda funivia per altezza della Germania, che in pochi minuti porta da 900 a 2244 mt di altitudine. Non particolarmente economica, ma davvero spettacolare.
La stazione a monte della funivia del Karwendel è un punto di partenza ideale per escursioni intorno alla catena settentrionale del Karwendel, la scelta di percorsi è ampia ci sono infatti escursioni adatte alla famiglie ma anche ferrate impegnative per la gioia dei fan dell’adrenalina.
Tra gli itinerari adatti alle famiglie, direttamente dalla stazione a monte parte la via Passamani, un sentiero panoramico ideale per godersi in poco tempo la vista mozzafiato sullo splendido Karwendel. La visita al Centro di Informazione Naturalistica è un must. Il «Cannocchiale Gigante» si sporge in modo spettacolare sul profilo roccioso che sprofonda verso Mittenwald. Per ben 1.300 metri la vista si perde verso il basso, togliendo il respiro, fino all’ampia valle dell’Isar. All’interno vi aspettano interessanti informazioni sul Karwendel, la più grande area sottoposta a protezione ambientale delle Alpi Orientali, ricca di flora e fauna.
Se volete godervi uno spuntino o un po’ di relax al sole, non manca un ristorante dove gustare un piatto di speck e un boccale di birra della distilleria locale e accomodarvi su comodi sdrai.
Per info https://www.karwendelbahn.de

Gabriel Betti

 

Rassegna i Borghi più belli d’Italia da visitare in treno: Buonconvento

Alcuni sono arroccati sui monti, altri hanno spettacolari vista mare o sono affacciati su un lago: tutti sono accomunati da una caratteristica comune:  una stazione in centro (o quasi). Buonconvento è situato 25 km a sud di Siena e si raggiunge facilmente in treno. Il viaggio da Siena dura circa 25 minuti e c’è un treno quasi ogni ora. Dalla stazione di Buonconvento, il centro storico è raggiungibile in 5 minuti a piedi.

Il borgo, sconosciuto ai più, situato tra le meravigliose Crete Senesi, appare tra casolari di campagna e cipressi. Il suo centro storico è caratterizzato da case in pietra, balconi fioriti, biciclette appoggiate sui muri.
Il nome Buonconvento deriva dal latino bonus conventus: una felice adunanza di persone che gode della fertilità della terra e dei vantaggi derivanti dalla prossimità ai fiumi Arbia e Ombrone, sull’importante Via Francigena.
L’antico borgo di Buonconvento è circondato da storiche mura in mattoni e archetti pensili, realizzate nel 1379, su ordine dei Governatori di Siena. Originariamente il borgo era provvisto solo di due porte di accesso, poste le estremità del Paese: Porta Senese verso nord e Porta Romana sul lato sud, distrutta nel 1944 dai tedeschi in ritirata.
Il borgo è rimasto intatto per secoli, subendo notevoli trasformazioni nell’ ‘800 con la costruzione di nuovi edifici a ridosso delle mura, come ad esempio il Teatro dei Risorti.  Da visitare, il Museo di Arte Sacra di Buonconvento, che conserva opere di Duccio di Buoninsegna, Pietro Lorenzetti e tanti altri. Il borgo si può visitare in agosto, quando è animato dagli eventi organizzati per il Festival delle Crete Senesi. Info: comune.buonconvento.siena.it
Nelle antiche trattorie del borgo, si può gustare una cucina toscana tipica e schietta a base di sughi di cinghiale e lepre, bruschetta, panzanella e buonconvento-hdfettunta, pappa al pomodoro, pici con le briciole.

Gabriel Betti

 

Vita da castellani al Castello di Gropparello

Una vita da fiaba, anche se non priva di difficoltà, quella della famiglia Gibelli che nel 1994 decisero di vendere il loro confortevole appartamento a Milano per acquistare il Castello di Gropparello nella Val Vezzena in provincia di Piacenza. Gianfranco Giorgio Gibelli consulente informatico con una laurea in matematica, sua moglie Margherita, appassionata e studiosa di strumenti musicali antichi e con un lavoro al Museo Correr di Venezia e le loro due figlie, Maria e Giovanna che all’epoca andavano alle elementari ebbero il coraggio di cambiare radicalmente la propria vita per inseguire un sogno, vivere a contatto con la natura ma immersi nella storia.

Una passione quella per la storia che i coniugi Gibelli hanno sempre coltivato collezionando per anni oggetti antichi nell’appartamento di Milano che con il trasferimento al Castello hanno trovato la propria cornice ideale.

Il Castello, che è inserito nel Circuito dei Castelli di Parma, Piacenza e Pontremoli, si distingue dagli altri proprio per il tipo di accoglienza che offre. Sono infatti gli stessi proprietari, in particolare Gianfranco e Maria Chiara, che accompagnando le visite e realizzando accattivanti iniziative in costume permettono al Castello di tornare ogni giorno a vivere in tutto il suo storico splendore.

La visita guidata al Castello che conduce il visitatore nei meandri di una storia millenaria, la prima fortificazione pare sia stata fatta in epoca romana mentre le prime documentazioni storiche risalgono all’800, può essere effettuata sia di giorno che in notturna godendo di un’atmosfera davvero magica, complici anche la presenza di aalcuni fantasmi. D’altra parte che Castello sarebbe senza un fantasma? La leggenda narra che la nobildonna Rosania Fulgosio nel 1200 venne murata viva dal marito per essergli stata infedele e da allora il suo spirito si aggira inquieto per le stanze del Castello. Il fantasma di Rosania è stato oggetto di vari studi da parte di medium e sensitivi ed è stato immortalato in varie fotografie.

Per i più piccoli non mancano il divertimento e le emozioni. A Gropparello vengono organizzati vari eventi in costume nel Parco delle Fiabe, il primo parco emotivo in Italia, dove è possibile vivere una magica esperienza fuori dal tempo, immersi in uno scenario naturale di rocce millenarie e alberi secolari. Accompagnati da guide in costume lungo il percorso, i ragazzi vengono coinvolti nell’immaginario fiabesco del medioevo del popolo minuto, le cui radici affondano in realtà remote che si perdono nella notte dei tempi. I ragazzi vivranno anche una fantastica ed entusiasmante avventura insieme ai personaggi del bosco!

Altro punto di forza, la visita guidata alle Gole del Vezzeno. Il Castello, che rappresenta un esempio dell’arte della fortificazione medievale, posto a difesa della via d’accesso alla valle, si erge su un grande comprensorio ofiolitico con un orrido che scende fino al torrente Vezzeno ed è circondato da un parco di 20 ettari, all’interno del quale si trovano le magnifiche Gole del Vezzeno con il famoso altare celtico ed il Museo della Rosa Nascente, che si snoda in un labirinto di carpini con 17 roseti costituiti da 1280 piante di 120 varietà di rose.

Al Castello di Gropparello anche il palato trova la propria soddisfazione, si possono gustare un pranzo o una cena romantica nella bella e suggestiva Taverna medioevale oppure consumare un cestino di eccellenti salumi e formaggi accompagnati dal tipico gnocco fritto piacentino nella aree dedicate al picnic.

Ultima chicca la Torre del Barbagianni dove poter diventare per una notte castellani dormendo in una fantastica suite tra le torri del Castello.

Per info

https://www.castellodigropparello.net

https://www.castellidelducato.it

Gabriel Betti

 

 

Emilia-Romagna: che bello andar …… per antichi borghi e castelli.

Chi di noi è rimasto indifferente davanti alla maestosità di un castello o nel percorrere le anguste viuzze di un borgo medievale? Credo nessuno, né grande né piccolo.

Perché allora non mettere in programma una breve vacanza alla scoperta di interessanti borghi e castelli non troppo distanti da noi, dove l’intera famiglia ha sicuramente modo di sentirsi appagata?

Abbiamo provato per voi, in due giorni, uno dei tanti itinerari possibili visitando l’imponente fortezza di Bardi, per poi inoltrarci nel caratteristico Borgo di Bobbio dominato dal Ponte Gobbo, proseguire con i castelli di Rivalta, Gropparello, Vigoleno e teminando nella bella Castell’Arquato. Luoghi incantevoli, castelli imponenti e magici, molto ben conservati e fruibili che ci hanno lasciato piacevolmente sorpresi. Quale è dunque il modo migliore per programmare una simile esperienza?

Innanzitutto collegatevi al network https://www.castellidelducato.it/  dove troverete una serie di proposte su “I Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli”. Qui scoprirete una quarantina fra Rocche, Castelli, e Borghi medioevali degni di essere visitati. Per ogni struttura sono indicate una serie di importanti informazioni circa l’ubicazione degli stessi, le caratteristiche di ogni singola struttura, nonché indicazioni per la visita con prezzi, orari ed eventi programmati.

Raccolte queste informazioni potrete quindi scegliere le strutture per voi più interessanti ed organizzare un tour di uno o più giorni.

E’ utile precisare che in diversi Castelli e Borghi è possibile anche gustare piatti tipici della zona oltre che pernottare in location particolari.

A fine avventura sarete i primi a stupirvi positivamente dell’esperienza fatta probabilmente rammaricandovi per non averci pensato prima.

Avrete comunque modo di riparare mettendo in programma successivamente un altro tour alla scoperta di nuove realtà presenti sul territorio.

Gabriel Betti

Autostrade per le Api da Oslo, a Londra, a Milano per salvare gli insetti impollinatori

autostrada-apioslo

Un vecchio e un  bambino si preser per mano
E andarono insieme incontro alla sera
La polvere rossa si alzava lontano
E il sole brillava di luce non vera.
L’ immensa pianura sembrava arrivare
Fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
E tutto d’ intorno non c’era nessuno:
Solo il tetro contorno di torri di fumo

E il vecchio diceva,
guardando lontano:
Immagina questo coperto di grano,
Immagina i frutti e immagina i fiori
E pensa alle voci e pensa ai colori
E in questa pianura, fin dove si perde,
Crescevano gli alberi e tutto era verde,
Cadeva la pioggia, segnavano i soli
Il ritmo dell’ uomo e delle stagioni”
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
E gli occhi guardavano cose mai viste
E poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”
Francesco Guccini

Ho voluto aprire questo articolo un po’ anomalo per la nostra rivista con la struggente canzone di Francesco Guccini nella quale il nonno racconta al bambino di com’era la sua terra prima della desertificazione, un testo purtroppo di grande attualità.
Oltre ai cambiamenti climatici che ormai sono sotto gli occhi di tutti e che ci stanno portando in questi giorni gravi problemi legati alla scarsità d’acqua, ci troviamo, ahimè, ad affrontare un altro grandissimo pericolo, meno evidente, ma che potrà avere grande impatto sulle nostre vite: la moria delle api e degli altri insetti impollinatori causata in primis dall’uso smodato di antiparassitari per uso agricolo.
«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita», la frase attribuita a Einstein contiene un avvertimento che non possiamo più sottovalutare.
Nella nostra coscienza collettiva sappiamo che non possiamo permetterci di perdere le api, che impollinano oltre un terzo dei fiori, dai quali nascono la frutta e la verdura di cui noi ci cibiamo. La moria delle api porterà un paesaggio sfiorito e arido e un sistema alimentare disfunzionale, si arriverebbe a produrre il 75% in meno di prodotti agricoli con un evidente problema di approvvigionamento alimentare ma anche con una secca perdita economica.
Che fare quindi?
Oltre a sperare che i governi regolamentino l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura, valutandone  l’impatto ambientale ed economico, il settore agricolo ancora non viene monitorato a sufficienza sotto questo punto di vista, molto possiamo fare anche noi cittadini.
Ad Oslo, capitale norvegese, sotto la spinta di un gruppo ambientalista a supporto delle api urbane, nel 2015 è nata la prima Autostrada per le api, iniziativa che si è poi sviluppata nel Nord Europa e a Londra ma che ha trovato sostegno ed applicazione anche in Italia in particolare a Milano e a Fiano in Piemonte.
Non parliamo ovviamente di una vera autostrada, ma di un percorso fatto da piccoli habitat accoglienti, giardini pubblici e privati, pensato per facilitare l’attraversamento dei paesi del nostro territorio agli insetti impollinatori, mettendo a disposizione alveari, stazioni di sosta e aree verdi dove nutrirsi e trovare riparo!
L’autostrada per le api è un corridoio verde di 13 km. che attraversa Oslo con stazioni di polline ogni 250 metri che servono per ospitare e nutrire api e calabroni ed aiutarli a sopravvivere in quei contesti urbani dove i fiori ricchi di nettare scarseggiano, mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Un corridoio ecologico, ovvero un’area naturalizzata dove piante e animali sono liberi di spostarsi in tutta sicurezza, dove tutti i cittadini sono stati invitati a contribuire alla creazione. Dai tetti delle case, a quelli delle aziende o delle scuole. Dai giardini pubblici, ai cimiteri. Ovunque si è invitati a seminare fiori, essenze e costruire alberghi per gli insetti, così da fornire agli impollinatori cibo e riparo lungo le arterie principali della città.
“Abbiamo modellato l’ambiente secondo le nostre esigenze, dimenticando che anche altre specie convivono con noi”, spiega all’Afp Agnes Lyche Melvær, a capo della Bybi gruppo ambientalista a supporto delle api urbane, attivo in tutto il Nord Europa. “Per cambiare le cose dobbiamo costruire loro dei luoghi adatti dove vivere e alimentarsi”.
Ognuno di noi può aiutare le api in modi molto semplici e diretti. Piantare fiori per loro appetitosi, e non contaminare questi fiori, che sono il loro alimento, con pesticidi. Andiamo su internet e cerchiamo i fiori che sono autoctoni nella nostra zona e piantiamoli. Piantiamoli in un vaso all’ingresso della nostra casa. Piantiamoli nel nostro cortile, nei prati, lungo i viali. Facciamo propaganda affinché vengano piantati nei giardini pubblici, negli spazi comunitari. Preserviamo i terreni agricoli. Abbiamo bisogno di biodiversità di fiori durante tutta la stagione produttiva, dalla primavera all’autunno. Bisogna riconsiderare attentamente la semina di colture di copertura, come il trifoglio e l’erba medica, per nutrire il terreno e nutrire le nostre api. Abbiamo bisogno di piantare siepi e bordi di fioritura lungo le colture per fermare il deserto agricolo alimentare.
Diventiamo anche noi una operosa ed efficiente società delle api, dove ogni nostra singola azione può contribuire a una grande soluzione, dove ognuno di noi può fare la differenza.
Quindi, facciamo in modo che questo piccolo gesto di piantare fiori senza utilizzare pesticidi sia il vettore di un cambiamento su grande scala.
E infine, ma non meno importante, prendiamoci del tempo per ammirare e annusare i fiori, lasciando che ci riempiano gli occhi con la loro bellezza e riscopriamo quel senso  di meraviglia di cui sempre più ci stiamo privando.
Facciamo in modo che la nostra terra rimanga un paesaggio incantato e non un ricordo struggente da raccontare ai nostri nipoti!

Gabriel Betti

 

Sud Dalmazia: Apre il ponte di Pelješac

Apre oggi  25 luglio 2022 al traffico il ponte di Pelješac, nel sud della Dalmazia, il più grande progetto infrastrutturale costruito in Croazia nell’ultimo decennio finanziato per l’80 per cento dai fondi europei.Il ponte, lungo 2.404 metri, collegherà la costa dalmata con la penisola di Pelješac, e in questo modo connetterà Dubrovnik alla rete autostradale nazionaleevitando di passare per la piccola tratta di territorio bosniaco a Neum.Le idee e i piani per la realizzazione di questo progetto esistevano da almeno vent’anni, ma i vari tentativi di avviare i lavori sono stati molte volte fermati a causa degli altissimi costi.
Il ponte dovrebbe far parte dell’autostrada adriatico-ionica che, partendo da Trieste, attraverserà l’intera costa dell’Adriatico orientale per giungere in Grecia. Inoltre, non sarà più necessario attraversare il territorio bosniaco e valicare nel giro di circa otto chilometri due confini di stato.
Il ponte ha anche un grande valore simbolico nazionale poiché unisce territorialmente il Paese e di fatto la regione di Dubrovnik cessa di essere una enclave. Il valore dell’intero investimento è di circa 400 milioni di euro ed è stato realizzato dalla compagnia statale cinese China Road and Bridge Corporation.

Gabriel Betti

Fonte TTG Italia

Appennino Tosco-Emiliano: Archeopark Fortezza di Verrucole, San Pellegrino in Alpe, Passo delle Radici

fortezzaverrucoleL’Appennino Tosco-Emiliano è ormai diventato una delle prime scelte di chi vuole farsi una vacanza di qualità, l’offerta turistica, offrendo in qualsiasi momento dell’anno tesori culturali e paesaggi mozzafiato in grado di soddisfare sia chi predilige una vacanza di tutto relax sia chi ama praticare attività all’aperto, ad esempio camminate o trekking.
Tra le esperienze da non perdere lìArcheopark Fortezza di Verrucole, un luogo imponente e suggestivo incastonato tra i monti della Valle del Serchio, in San Romano in Garfagnana, un vero e proprio museo vivente dove rivivere la vita del castello nel XIII secolo, tra armi, mestieri, rievocazioni storiche, laboratori didattici e spettacoli
Di proprietà della famiglia Gherardinghi tra il X e XIII secolo, nel 1446 la Fortezza di Verrucole passa sotto il dominio della famiglia d’Este di Ferrara  e nel 1986 viene acquisita dal Comune di San Romano in Garfagnana che avvia un lungo periodo di restauro. é dall’incontro tra il Comune e gruppo di rievocazione storica Mansio Hospitalis Lucensis che la Fortezza diventa un vero e proprio archeopark gestito. Il progetto nasce da un sogno coltivato da anni da un gruppo di universitari che vogliono avvicinare il grande pubblico alla storia attraverso una modalità di fruizione interattiva, fisica e non statica come spesso succede in molti musei tradizionali. La Fortezza diventa così un museo atipico, un museo vivente. Già varcando la soglia, il visitatore viene catapultato in un’altra epoca accolto da personale in abiti storici, durante la visita della Torre principale ne rivive la storia e la vita quotidiana, attraverso aneddoti e prove pratiche. Alla visita possono poi essere integrati laboratori didattici di approfondimento e momenti conviviali grazie alla presenza di un piccolo punto ristoro che propone anche specialità storiche.
La Fortezza è raggiungibile in auto o autobus (anche granturismo 12 m). E’ necessario lasciare l’auto all posteggio e proseguire a piedi per circa 500 m (consigliate calzature sportive). Per persone non deambulanti o con difficoltà di deambulazione, grazie al finanziamento Ducato Estense, è attivo un servizio di trasporto alternativo un trenino panoramico. Per prenotare chiamare qualche giorno prima della visita al numero 340.3586862
Lasciata la Fortezza di Verrucole il nostro itinerario prosegue verso il paese di San Pellegrino in Alpe, che si trova a 1525 m s.l.m., dal quale si gode di una vista spettacolare sulla Garfagnana.
San Pellegrino in Alpe si trova proprio al confine tra il versante appenninico modenese e quello toscano della Garfagnana e della Media Valle del Serchio, un tempo caposaldo del sistema di difesa del territorio.
Si tratta del centro abitato più alto dell’Appennino: la vita qui rallenta e si ammanta di poesia e leggende. Si narra che il figlio del re di Scozia, alla morte del padre, rinunciò al trono e alla corona per incamminarsi verso la Terra Santa prima e giungere in Italia poi, dove visse come eremita fin quasi ai cent’anni; pare che scrisse la sua storia sulla corteccia di un albero poco prima di morire e che il suo corpo, vegliato dagli animali, venne trovato da una donna grazie all’apparizione di un angelo in sogno. Era il 643 d.C., e nel luogo dove venne ritrovato sorse poi il santuario dedicato agli eremiti Pellegrino e Bianco e, in seguito, un ospizio per accogliere coloro che accorrevano a venerare i Santi. La particolarità di queste spoglie è la loro posizione: si trovano proprio sul confine fra la regione Emilia e la regione Toscana perciò i santi, posti dietro l’altare maggiore nell’urna dentro il tempietto di Matteo Civitali, riposano con il capo e il busto in Emilia e il resto del corpo in Toscana.
Oltre all’affascinante storia che circonda S. Pellegrino in Alpe, il borgo offre altre attività culturali come il Museo Etnografico di “Don Luigi Pellegrini”, ospitato all’interno dell’antico ospitale che offriva accoglienza, ricovero e vitto ai pellegrini, dove si possono vedere le stanze in cui venivano accolti i viandanti di passaggio, oggetti che raccontano le stanze delle case, dalla cucina alla camera da letto, della vita in montagna, del lavoro del vino, e di altri mestieri tradizionali come l’agricoltura, il ciabattino, il fabbro, il falegname, il telaio e il cucito, il lattaio e l’arte di fare le candele di cera.
Chi desidera esplorare i dintorni con emozionanti escursioni non può perdersi il Giro del Diavolo. Il rito, che si compie da secoli, vede il pellegrino prendere una pietra grande in proporzione al peccato da espiare, salire dal borgo fin sotto il crinale percorrendo una ripida salita di penitenza e infine lasciare la pietra ai “Sassi del Diavolo”, un cumulo di rocce che nei secoli è diventato immenso. Questo rito deriva dalla leggenda secondo cui il diavolo volle tentare al peccato l’eremita Pellegrino, ma questo lo colpì con tanta forza da farlo girare tre volte su se stesso (da qui la tradizione di percorrere tre giri intorno al mucchio di pietre) per poi atterrare sulle Alpi Apuane, addirittura bucandole, creando così quello che oggi è il Monte Forato.
Il sentiero per salire e poi scendere è piuttosto semplice ed è un’occasione anche per ammirare tutto l’Appennino e la Pianura Padana fino alle Alpi e per coinvolgere la famiglia in un pomeriggio di trekking nella natura, con la possibilità di riposare al Rifugio Battisti (o La Foce).
A 1529 m s.l.m. si trova il Passo delle Radici, sorgente del torrente Dragone, un valico che separa la provincia lucchese con quella modenese, mettendo in comunicazione la Garfagnana con la valle dell’alto Secchia. Il Passo è una delle mete più ambite dai motociclisti: dati i percorsi lunghi decine e decine di chilometri che presentano mix di curve, salite e discese spettacolari, il tutto contornato da bellissimi paesaggi.
II passo delle Radici è inoltre un punto di accesso al bellissimo parco regionale del Frignano, parco istituito nel 1988 in Pievepelago grazie alla cooperazione di varie provincie e comuni emiliani. Dentro a questo territorio protetto si possono trovare sia specie rare di vegetali come l’abete rosso, il Cerro, l’Ontano bianco e l’Acero montano che tante varietà di animali, tra cui mammiferi (scoiattolo, daino, marmotta alpina, lupo appenninico e così via) e volatili (Aquila Reale, Piviere tortolino, Allocco, gufo, Corvo imperiale, Fringuello alpino e così via).
Inoltre, la riserva può essere visitata e vissuta in vari modi. Si può vivere il parco in mountain bike, pedalando per i percorsi di downhill lungo l’Appennino oppure seguendo i corsi o iscrivendosi alle escursioni organizzate dal Centro Nazionale Cimone Mtb.
In alternativa, si può vivere il parco a cavallo, cavalcando tra sentieri boschivi, strade e borghi. Come se non bastasse, il parco offre anche attività di orientamento e escursionismo, come l’ Orienteering che consiste nel completare a piedi un certo itinerario sconosciuto, soltanto orientandosi tramite una bussola e una carta topografica.
Un’Appennino tutto da scoprire quindi tra storia, cultura e natura senza dimenticare la possibilità di assaggiare una cucina di confine tra la Toscana e Emilia ricchissima di piatti tipici e di prodotti locali di alta qualità.
Gabriel Betti