Mercatini di Natale a Vienna il sogno diventa realtà grazie e Nightjet

mercatini-natale-vienna, il collegamento quotidiano, operato dalle Ferrovie Austriache Öbb in cooperazione con Trenitalia, treni notturni che avvicinano Vienna/Monaco da Venezia, Roma via Firenze e da poco anche Genova.

Le carrozze sono quattro: due con posti a sedere, una a cuccette (da 4 a 6 persone) e un vagone letto, con cabine in occupazione singola o doppia. Lo spazio è ristretto, ma c’è un bagno con doccia e asciugamani. La colazione, inclusa, è servita nello scompartimento la mattina prima dell’arrivo: caffè bollente, pane fresco e marmellata, yogurt e tante altre opzioni, anche di salato, sul menu.

Klaus Garstenauer, membro del consiglio di amministrazione di Öbb ha dichiarato che  «Il treno ti fa guadagnare tempo, anche se questa è un’offerta di nicchia. Quando l’abbiamo annunciata tre settimane fa, abbiamo ricevuto subito 1.000 prenotazioni in un giorno. E, soprattutto in periodi di alta stagione come feste e vacanze, bisogna prenotare con 2-3 mesi d’anticipo. Speriamo d’attrarre anche gli italiani, che vogliono visitare i mercatini di Natale di Vienna o sciare, ad esempio, nella nota località di Bad Gastein nel Salisburghese».

Il servizio offerto è comodo, la notte è lunga, ma consente di dormire tanto e di non arrivare all’alba. È anche ecologico, l’emissione di CO2 del treno è 50 volte inferiore all’aereo e da settembre 2023 si viaggerà con un comfort molto superiore di treni totalmente nuovi, ultramoderni. Le Ferrovie Austriache Öbb  credono che la differenza sia nel servizio, come dimostra l’assenza di prima e seconda classe. Dal 1° gennaio 2023, i biglietti per il Nightjet costeranno a partire da 28,80 euro per persona e tratta in posto a sedere, 48,10 euro in cuccetta e 67,30 euro in vagone letto.

Arrivati a Vienna si respira ovunque la magia dell’Avvento, il municipio, le piazze, i palazzi e i vicoli celebrano questo periodo speciale dell’anno con grande gioia.

Da metà novembre a Natale le più belle piazze di Vienna si trasformano in incantevoli mercatini natalizi. Nell’aria il profumo dei biscotti di Natale, di punch caldo e mandorle tostate. Il centro storico e le strade dello shopping sono decorate con le luminarie natalizie che avvolgono la città in un’atmosfera di festa.

In occasione del Mercatino viennese di Gesù Bambino in Rathausplatz, un’alta arcata addobbata con candele accoglie all’ingresso visitatrici e visitatori.

Gli appassionati di pattinaggio possono volteggiare sul ghiaccio lungo il parco del Municipio romanticamente illuminato. Punto di attrazione particolare per gli innamorati è l’albero dei cuori.

Per i bambini c’è una giostra a più piani alta 12 metri, mentre nel parco li aspetta il Mondo natalizio, con il trenino delle renne, il percorso attraverso il presepe, la capanna dei bambini ed una pista di ghiaccio.

Non lontano c’è il Villaggio natalizio di Maria-Theresien-Platz, tra il Museo di Storia dell’arte e quello di Storia Naturale. Nel periodo dell’Avvento qui si trovano circa 70 stand con oggetti di artigianato artistico tradizionale e originali idee regalo.

Anche il suggestivo Villaggio natalizio al Campus dell’Università è un punto di ritrovo molto frequentato e non solo dagli studenti. Il trenino per bimbi e la vecchia giostra rendono il Villaggio natalizio presso il Campus un luogo molto amato anche dalle famiglie. Inoltre sono disponibili due piste per il curling.

L’Antico Mercatino natalizio viennese nel Freyung, nel centro storico, è una tradizione alla quale non si può rinunciare. Già nel 1772 questa piazza ospitava un Mercatino di Natale; oggi qui si possono trovare in vendita oggetti artistici artigianali, decorazioni di vetro, presepi tradizionali e ceramiche. Dalle ore 16:00 nella piazza inizia a risuonare la festosa melodia dell’avvento.

Il Mercatino di Natale e della cultura della Reggia di Schonbrunn incanta i visitatori con la sua cornice imperiale e dopo Natale si trasforma in un Mercatino del Nuovo anno. Qui si possono trovare manifatture tradizionali, decorazioni natalizie realizzate a mano, concerti natalizi e un vasto programma di attività per bambini, tra cui anche un laboratorio natalizio. Il Villaggio natalizio presso il Palazzo del Belvedere affascina con la sua suggestiva ambientazione barocca. Nello stupendo parco del castello viene allestito un Mercatino di Natale raccolto e tranquillo che offre oggetti di artigianato e invitanti leccornie.

Contemplazione e tradizione occupano un posto di primo piano nel villaggio di Natale nella Stephansplatz, con circa 40 bancarelle ai piedi del Duomo di Santo Stefano che mettono in vendita prodotti austriaci di prima qualità.

Il Mercatino di Natale della Corte regio-imperiale nella Michaelerplatz di fronte al Palazzo imperiale Hofburg, presenta nelle sue bianche casette soprattutto prodotti di artigianato austriaco, dolciumi, soldatini di stagno, presepi realizzati a mano e molto altro ancora.

Completamente dedicato alla gastronomia, il Mercato dei sapori dell’Avvento presso l’Opera: lebkuchen, formaggi, prodotti a base di carne, punch e vini dei produttori regionali deliziano i palati dei degustatori.

Al Mercatino invernale di fronte alla Ruota panoramica il divertimento la fa da padrone, all’insegna del “Prater in versione rock”. Qui fino all’8 gennaio i bambini possono trascorrere il tempo tra divertenti corse sulle giostre, intrattenimento musicale dal vivo – dal gospel al soul, al pop – e un ricco programma di spettacoli. Una novità di quest’anno è l’Incanto del Natale di Ottakringer nella piazza davanti al birrificio Ottakringer Brauerei. Questo Mercatino di Natale urbano vi attende dal giovedì alla domenica con prelibatezze gastronomiche, creative opere d’artigianato, curling e naturalmente un punch alla birra da Ottakring.

 Gabriel Betti

 

Napoli l’emozione continua

Terzo giorno, inapolitotoniziamo dal cuore del centro antico di Napoli, con il Museo Cappella Sansevero, un gioiello del patrimonio artistico internazionale in cui la creatività barocca, l’orgoglio dinastico, la bellezza e il mistero s’intrecciano creando un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo. Capolavori come il Cristo velato, meraviglie del virtuosismo come il Disinganno ed enigmatiche presenze come le Macchine anatomiche, rendono la Cappella Sansevero uno dei più singolari monumenti che l’ingegno umano abbia mai concepito. Un mausoleo nobiliare e, al contempo, un tempio iniziatico in cui è mirabilmente trasfusa la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero.

Tra i capolavori custoditi nel Museo, il celebre Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, la cui immagine ha fatto il giro del mondo per la prodigiosa “tessitura” del velo marmoreo. La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato finalmente nella morte liberatrice sono il segno di una ricerca intensa che non dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, anche quando lo scultore “ricama” minuziosamente i bordi del sudario o si sofferma sugli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo. L’arte di Sanmartino si risolve qui in un’evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.
Nella Cavea sotterranea della Cappella Sansevero sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, o Studi anatomici, ossia gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero venoso quasi perfettamente integro. Le Macchine furono realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, e alcune fonti settecentesche attestano che la macchina anatomica maschile fu acquistata nel 1756 da Raimondo di Sangro, in seguito a una esibizione pubblica che l’anatomopatologo siciliano tenne a Napoli. Il principe, inoltre, prese Salerno a lavorare per sé, assegnandogli una cospicua pensione annua, e gli commissionò la realizzazione dell’altra macchina anatomica. Le due Macchine anatomiche sono tra le presenze più enigmatiche del complesso monumentale. Ancora oggi, a oltre duecentocinquanta anni di distanza, si dibatte sui procedimenti e i materiali grazie ai quali si è potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio. Alimentando la “leggenda nera” di Raimondo di Sangro e ipotizzando che Salerno, sotto la direzione del principe, avesse inoculato nei vasi sanguigni di due corpi una sostanza che ne avrebbe procurato la “metallizzazione”. Anche Benedetto Croce racconta che secondo la credenza popolare Raimondo di Sangro “fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene”. In realtà, il sistema circolatorio è frutto di una ricostruzione effettuata con diversi materiali, tra cui la cera d’api e alcuni coloranti. Stupisce, ad ogni modo, la riproduzione del sistema artero venoso fin nei vasi più sottili.

Altra tappa da non perdere, la  Napoli sotterranea. Visitare questo substrato che sorregge la città di Napoli da circa 5000 anni, significa immergersi in un’esperienza unica ed emozionante, compiendo un viaggio lungo un tragitto a 40 metri di profondità tra cunicoli e cisterne, lungo un percorso storico di ben 2400 anni.  Durante l’escursione sarà possibile ammirare diversi reperti storici che spaziano dai resti dell’antico acquedotto greco-romano ai rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale: un vero e proprio viaggio nel tempo da fare a piedi.

Per rilassarsi da tante emozioni siamo entrati nel meraviglioso Chiostro maiolicato del Complesso Monumentale di Santa Chiara, nel quale si respira spiritualità e pace.

Durante i vari spostamenti non dimenticate di scendere con la Linea 1 della metropolitana  alla Stazione  Toledo, considerata dal quotidiano inglese The Daily Telegraph, la più bella d’Europa e del mondo. Primato confermato anche nella classifica della CNN. Nel  2013 Toledo ha vinto il premio Emirates leaf international award come “Public building of the year”.e nel 2015 il  premio ‘International Tunnelling Association: Oscar delle opere in sotterraneo’, superando la concorrenza di importanti opere a Sydney e Gerusalemme.

Ultimo giorno a Napoli e per non sentirne troppo la nostalgia ordiniamo mozzarelle, taralli, panini napoletani e sfogliatelle, da portare a casa e ci dirigiamo verso  l’imperdibile  visita al Quartiere Sanità. Una realtà ancora difficile di Napoli dove un’altissima densità abitativa e poche possibilità di lavoro portano spesso i giovani nelle braccia della delinquenza organizzata. Qui su iniziativa di Don Paolo e di 5 ragazzi volenterosi è nata nel 2006  l’Associazione La Paranza. Facendo proprie le parole di Sant’Agostino «La Speranza ha due bellissime figlie: lo Sdegno e il Coraggio di cambiare le cose così come sono» la cooperativa nata in uno dei quartieri di Napoli in cui è più evidente la convivenza tra grandi differenze socio-culturali ed enormi risorse. la Cooperativa ha iniziato un cammino di auto sviluppo, mettendo le singole esperienze al servizio del Rione Sanità, non per cambiare città, ma per cambiare la città.

La valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del quartiere è una delle principali attività della Paranza. La bellezza dei luoghi costituisce un’attrattiva per i flussi turistici prima italiani e poi internazionali, e contribuisce all’inserimento del Rione nel circuito di produttività cittadino. I visitatori delle catacombe dal 2006 a oggi quintuplicati, e si è sviluppata un’economia sociale che ha dato vita a una rete di piccole cooperative e artigiani. Tutti esempi positivi che dimostrano che esiste un futuro migliore. Molta strada c’è ancora da fare ma grazie all’impegno di questi ragazzi una speranza di riqualificazione esiste.

Se spesso si privilegia la visita alle Catacombe di San Gennaro, io consiglio vivamente di non perdersi quelle di San Gaudusio, un unicum al mondo. Difficile descrivere a parole l’atmosfera di queste catacombe dove si praticava la  scollatura. Le catacombe ebbero un nuovo periodo di utilizzo nel Seicento , ad opera soprattutto dei frati domenicani. In quest’epoca era ancora diffuso l’uso degli scolatoi, cioè cavità di pietra in cui si appoggiava il cadavere in posizione fetale per fargli perdere i liquidi. I frati domenicani pensavano che la testa fosse la parte più importante del corpo poiché sede dei pensieri; per cui, dopo l’essiccazione, le teste venivano conservate mentre il resto del corpo veniva ammassato negli ossari. Sempre in questo periodo si praticò la macabra moda di prendere le teste dei cadaveri ormai essiccati e di incastrarsi nei muri dipingendo al di sotto un corpo che desse qualche indicazione sul mestiere del defunto. Questo tipo di sepoltura era riservato ai ceti più abbienti e fu in seguito abbandonato per motivi igienici. Dei teschi incassati nei muri è rimasta solo la calotta cranica, in quanto la parte anteriore si è deteriorata per via dell’umidità. Il fatto che molte di queste calotte craniche siano palesemente più piccole di quelle di un uomo d’oggi viene attribuito alla migliore alimentazione e maggiore salute in generale degli individui.
L’attore napoletano Antonio De Curtis, in arte Totò, era originario del Rione Sanità e frequentatore delle sue catacombe, dove esiste un affresco della morte che vince su ogni cosa che probabilmente ha ispirato a Totò la sua poesia ‘A livella’.

Una menzione poi al meraviglioso presepe denominato il Presepe favoloso conservato all’interno della basilica. Il presepe napoletano è una delle più belle rappresentazioni dello stare insieme, vicini e diversi, nelle difficoltà della vita quotidiana avendo nel cuore la speranza della salvezza. Questo grande strumento comunicativo, accompagna da secoli la storia del mondo, raccontando il passato, il presente e, nei suoi aspetti scaramantici e superstiziosi, anche il futuro. Possiamo così individuare personaggi popolani cari alla tradizione napoletana come Maria la polpettara che appariva in sogno ai mariti fedifraghi spingendoli a mangiare le sue polpette che provocavano atroci dolori simili a quelli del parto, uno scugnizzo con le sembianze di Maradona, un diavolo chiuso in galera, un lupo mannaro che veniva utilizzato dalle mamme come spauracchio per tenere i figli in casa a Natale o infine un mostro marino che rappresenta Partenope la sirena simbolo di Napoli.

Il cimitero delle Fontanelle purtroppo è chiuso a tempo indeterminato. Il comune doveva fare dei lavori di ripristino per un’infiltrazione sempre rimandati e che ora sono diventati molto più gravosi. Peccato!

Un grande plauso ai ragazzi della Cooperativa La Paranza che vi conducono durante le visite guidate (obbligatorie) alle catacombe spiegando con competenza e sagacia, tutta napoletana, queste meraviglie di Napoli.

Gabriel Betti

 

Sci e sicurezza: Obbligo di polizza assicurativa

Si ricorda che a partire dal 1 gennaio 2022 ogni utente delle aree sciistiche deve essere in possesso di una assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi. 

La maggior parte delle polizze di questo tipo, anche familiare, prevede la copertura specifica per lo sci alpino. È in ogni caso consigliabile verificare presso la propria compagnia assicurativa che sia effettivamente così.

L’assicurazione non è inclusa nello skipass e può essere acquistata solo online.

Valentino Betti

 

Sci d’emozione: Giro della Grande Guerra e Sella Ronda.

Tracciare morbide curve, passando da un comprensorio sciistico all’altro. E poi una neve perfetta, lo straordinario paesaggio e il piacere della buona tavola. La destinazione sciistica Dolomiti Superski vanta due giri sciistici davvero spettacolari. Entrambi i percorsi ti consentono di attraversare il gruppo montuoso delle Dolomiti, scendendo e salendo da un versante all’altro delle montagne. Nel 2020 la Sellaronda si è aggiudicata niente meno che il titolo di “miglior giro sciistico”, conferitole dal portale skiresort.de.

Il Sella Sellaronda è in assoluto uno dei giri sciistici più rinomati. L’itinerario si snoda attorno ai quattro passi dolomitici che abbracciano il Gruppo del Sella. Percorrendolo, si attraversano le valli ladine di Gardena, Alta Badia, Arabba e Fassa. Il tracciato copre in tutto 40 chilometri, di cui 27 sono interamente godibili con gli sci ai piedi.

Il Giro della Grande Guerra, chiamato anche Tour della Pace, si estende per circa 80 chilometri attorno al Col di Lana, la montagna simbolo della prima guerra mondiale, passando accanto al Civetta, al Monte Pelmo e alle Tofane.
Incantevoli paesaggi montuosi e panorami mozzafiato. Entrambi i giri sciistici ti consentono di attraversare il cuore del gruppo montuoso delle Dolomiti, salendo e scendendo da un versante all’altro di queste straordinarie montagne. Tante emozioni, un unico Dolomiti Superskipass.

Fonte : Dolomiti Superski

Rassegna i Borghi più belli d’Italia da visitare in treno: Bard il paese lillipuziano

bardLe festività natalizie sono il momento ideale per visitare Bard, un borgo lillipuziano incastonato tra i monti della Valle d’Aosta. Bard è magico in ogni stagione, ma  le luci del presepi artigianali che, durante le feste illuminano le vie del borgo, regalano al paesino un’atmosfera sognante e unica.
Dominato dall’omonima fortezza, il paese racchiude molte antiche botteghe inserite in un contesto medievale di palazzi sorti sulle antiche mura romane. Le sue architetture sembrano uscite da un libro di favole e si fondono alla perfezione con la natura circostante e gli speroni rocciosi degli alti rilievi che lo circondano. Il paese-museo, inscritto tra i Borghi Più belli d’Italia, emana uno charme assolutamente unico, nei suoi 3 chilometri quadrati di superficie Bard riesce a racchiudere tesori inestimabili e si presenta ancora oggi come un agglomerato medievale che sussurra storie lontane nel tempo.
Quest’area della Valle d’Aosta affonda le sue radici in tempi antichi ed è testimone di periodi storici avvincenti: la zona su cui oggi sorge Bard fu popolata fin dal Neolitico.  In epoca romana dal borgo transitava la via delle Gallie, ossia la strada romana consolare che collegava la Pianura Padana con la Gallia. Il borgo valdostano fu per lunghi anni dominio della famiglia dei Bard, signori della vicina valle di Champorcher, che sfruttarono la sua posizione decisamente strategica come baluardo contro le invasioni. Bard è infatti incastonato in una gola nell’area in cui la Dora Baltea raggiunge il suo punto più stretto. Dove il fiume compie una brusca svolta si innalza da un lato la roccia dalla quale il Forte di Bard domina la vallata e dall’altro si allunga il ponte che collega Bard al vicino paese di Hône.
Il forte è raggiungibile dal centro di Bard tramite ascensori oppure percorrendo uno splendido sentiero panoramico che conduce sino alla cima della rocca. Riaperto al pubblico dopo un periodo di abbandono, la fortezza di Bard è davvero imponente ed è oggi un centro di fermento culturale che ospita musei di rilievo come il Museo delle Alpi che, attraverso un’esposizione multimediale, permette di conoscere la cultura alpina sotto tutti i suoi aspetti, il Museo delle Frontiere, il Museo delle Fortificazioni, le Prigioni del Forte e Le Alpi dei Ragazzi, uno spazio didattico volto ad avvicinare i bambini alla montagna. Oltre ai percorsi permanenti, nel forte si avvicendano esposizioni di arte moderna e contemporanea, mostre di fotografia e rappresentazioni teatrali e musicali.
Da non perdere il meraviglioso panorama osservabile dal perimetro esterno del Forte che spazia sulle campagne circostanti ed osserva le vie del paesino dall’alto.
La Valle D’Aosta è nota per le sue prelibatezze enogastronomiche e Bard, pur essendo una piccola realtà, non è da meno, offrendo le sue tradizioni culinarie tipiche come le fiuor di cousse, ovvero fiori di zucca ripieni e cotti al forno e le paste ad melia, ossia le paste di meliga, biscottini fatti con farina di mais. Dopo la messa di mezzanotte di Natale tra le usanze locali c’è quella di rifocillarsi con una tazza bœuf de Noël, dell’ottimo brodo bollente. Ed a scaldare lo stomaco non c’è a Bard solo il brodo, ma anche del superbo vino rosso: il vino dei rocchi di Bard, ottenuto dalla tenace coltivazione di una lingua di terra pianeggiante lungo la Dora. Per non dimenticarsi di essere in Val D’Aosta, da assaggiare sono ovviamente anche le costolette alla valdostana, la fonduta valdostana, gli gnocchi alla bava, le tegole di Aosta o la trota alla valdostana. Un tripudio di sapori e di tipicità.
Per arrivare a Bard in treno si deve scendere alla stazione di Hone-Bard, raggiungibile da Aosta in soli 40 minuti.

Gabriel Betti

 

Pompei e il Museo archeologico: una full immersion nell’antica Roma

Il tour a Napoli continua con la visita al Parco Archeologico di Pompei, la città romana distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ma mai cancellata dalla storia. “La più viva delle città morte” come la definì Alberto Angela nel suo eccezionale documentario “Stanotte a Pompei”. Nessuno sito al pari di Pompei permette al visitatore di immedesimarsi e di comprendere la vita quotidiana di una città dell’antica romana.

Con la Trans Vesuviana, un trenino di altri tempi con sedili in plastica e uno sferragliamento costante che neanche nel Far West, in un’oretta raggiungiamo l’ingresso al Parco. I nostri amici hanno prenotato una visita guidata per un tour classico. Io ho preferito scaricare un’app sul cellulare e perdermi per le viuzze per vedere ciò che le guide normalmente non mostrano, per ovvi motivi di tempo, data la vastità del sito.

Nonostante parecchie visite effettuate negli anni, Pompei mi emoziona sempre, grazie anche a nuovi costanti ritrovamenti. E anche quest’anno abbiamo avuto una splendida sorpresa, una mostra dedicata all’ultima scoperta: un raro carro cerimoniale, un pezzo unico in Italia, rinvenuto a Civita Giuliana, fuori dalle mura della città di Pompei. Il reperto, salvato dalle grinfie dei saccheggiatori, potrebbe essere un pilentum, un carro di lusso utilizzato in cerimonie religiose, di cui si sono conservati pochissimi esemplari in tutto il mondo e che si distingue per la sua decorazione e il suo buono stato di conservazione. I rilievi a tema erotico, le tracce dei cuscini, redini e spighe che si trovavano sul sedile sono indizi importanti per scoprire quale funzione avesse il pilentum. Si ipotizza che potesse essere utilizzato per una cerimonia religiosa, probabilmente dedicata al culto di Cerere – la dea della terra e dell’agricoltura, il che spiegherebbe le spighe di grano – o di Venere – divinità dell’amore che giustificherebbe la presenza delle scene erotiche. L’altra possibilità, considerata dagli esperti più probabile, è che il carro fosse stato preparato per una cerimonia di matrimonio che doveva svolgersi o che aveva appena avuto luogo al momento dell’eruzione, le spighe di grano sarebbero un augurio di fertilità. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che il ritrovamento è avvenuto nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato

Nel nostro girovagare, ci siamo spinti fino alla Villa dei Misteri che dista circa mezz’ora dall’area archeologica principale, ma che vale assolutamente la passeggiata. La villa prende il nome dalla sala dei misteri ubicata nella parte residenziale dell’edificio, che guarda il mare. Un grande affresco continuo che copre le tre pareti, una delle più conservate opere pittoriche dell’antichità, raffigura un rito misterico, cioè riservato ai devoti del culto. La scena è legata a Dioniso che appare sulla parete centrale insieme alla sua sposa Arianna. Sulle pareti laterali figure femminili nonché fauni, menadi e figure alate sono impegnate in diverse attività rituali. Oltre la danza e il consumo del vino, espressioni dell’estasi dionisiaca, si vede la flagellazione rituale di una fanciulla appoggiata sulle ginocchia di una donna seduta (nell’angolo in fondo a destra). Anche gli altri ambienti conservano splendidi esempi di decorazione parietale di secondo stile, cioè con raffigurazioni di architetture. Nel tablino sono invece visibili pitture miniaturistiche di ispirazione egiziana.

Per approfondire la conoscenza della vita di Pompei consigliamo di visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tra i più antichi e importanti al mondo per ricchezza e unicità del patrimonio e per il suo contributo offerto al panorama culturale europeo.

La visita al Museo è da effettuare rigorosamente dopo la visita al sito, per poter contestualizzare al meglio i meravigliosi mosaici, affreschi e  manufatti conservati nel museo stesso. Nelle sale del primo piano, che ospitano il percorso espositivo sulla Magna Grecia, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati. Pensate che questi magnifici mosaici sono conservati nel Museo sin dall’800, quando ancora era il Real Museo Borbonico, ma sono stati resi visibili al pubblico solo da pochi anni.

Interessante e intrigante la sala dedicata alla Casa del Fauno e il Gabinetto segreto,  nel quale si può approfondire il rapporto molto intenso che i pompeiani avevano con la sessualità. L’arte erotica era infatti di casa nell’antica Pompei, dalle terme alle osterie fino alle ville più sontuose. Gli archeologi se ne resero conto già dai primi scavi settecenteschi e in poco tempo un gran numero di reperti “proibiti” emerse dalle viscere della terra: affreschi, sculture, vasi dipinti, specchi, candelieri, campanelli raccontavano senza veli l’immaginario sensuale degli abitanti della colonia romana, suscitando stupore, curiosità e non pochi imbarazzi. Nel 1819, quando il re delle Due Sicilie Francesco I visitò la mostra dedicata a Pompei presso il Museo Archeologico di Napoli, ne rimase talmente turbato da far chiudere quegli oggetti in un gabinetto segreto accessibile solo a persone “di matura età e di conosciuta morale”, riaperto integralmente al pubblico solo nel 2000.

Nel frattempo nuovi reperti hanno riacceso l’interesse intorno al tema: è il caso dei recenti ritrovamenti nella Domus di Leda e il Cigno o del leda-e-il-cigno-pompei-600x463carro cerimoniale tornato alla luce a Civita Giuliana. Nasce così il progetto Arte e sensualità nelle case di Pompei, allestito nel Parco archeologico nella Palestra grande degli scavi e visitabile fino al 15 gennaio 2023. Sono 70 le opere in mostra – affreschi, sculture, oggetti di uso quotidiano – tutte provenienti dai depositi del Parco Archeologico, da scoprire in un itinerario che collega gli spazi espositivi agli edifici del sito con l’aiuto dell’app My Pompeii.

Gabriel Betti

 

Un tuffo nell’essenza di Napoli tra folklore e cultura

img-20221028-wa0025Adoro Napoli e mi ritrovo in pieno nella cosiddetta smania ‘e turnà (la smania di tornare), più volte raccontata da canzoni classiche napoletane e film. Una sensazione forte vissuta da molti illustri personaggi, uno tra tutti Goethe celebre scrittore e drammaturgo, che intraprese il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni, visitando il Trentino, il Veneto, la Sicilia e Napoli. Fu proprio quest’ultima città che rimase nel suo cuore, per il calore del popolo partenopeo così avvolgente e  per la sua capacità di godere di tutte le piccole gioie della vita. Nella lettera del 2 marzo 1787 della sua opera Viaggio in Italia disse: « Della posizione della città e delle sue meraviglie tanto spesso descritte e decantate, non farò motto. “Vedi Napoli e poi muori!” dicono qui». “Anche a me qui sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso” e ancora: “Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!“

Eccomi, quindi, di nuovo in partenza per Napoli, con una coppia di amici neofiti della città, per un long week end di 4 giorni. Treno veloce da Bologna alle 7 del mattino e un B&B nei pressi della stazione ci permettono già nella tarda mattinata una full immersion in un mercato rionale per respirare l’atmosfera caotica e calorosa di questa meravigliosa città. Tra bancarelle di pesce fresco, coloratissime verdure e banchetti di vestiti, scarpe e borse più o meno originali, il tempo scorre veloce. Arriva l’ora di pranzo e la classica pizza è una scelta quasi obbligata.

Al pomeriggio decidiamo per una bella passeggiata, percorriamo Via Toledo, famosa per lo shopping, attraversiamo Piazza Plebiscito, uno dei luoghi simbolo di Napoli, situata nel cuore del centro storico, con la sua superficie di oltre 25mila metri quadrati, è la più grande della città e una delle maggiori in tutta Italia. Dalla Piazza, arriviamo sul lungomare e in una decina di minuti arriviamo a Castel dell’Ovo, il più antico castello di Napoli che sorge sull’isolotto di Megaride dove, secondo la leggenda, vi approdò la sirena Partenope che diede il primo nome alla città antica. Castel dell’Ovo è noto, oltre che per la lunga storia che lo contraddistingue, anche per una leggenda che riguarda il poeta Virgilio, considerato durante il Medioevo un mago. Secondo la leggenda, il poeta-mago avrebbe nascosto un uovo magico in un contenitore di cristallo, a sua volta racchiuso in una gabbietta di ferro e appeso al soffitto delle stanze segrete nel sotterraneo del Castello. Questo uovo aveva il potere di mantenere in piedi il maniero, di garantire l’integrità dell’isolotto e quindi di proteggere tutta la città. Durante il regno di Giovanna I, il 26 luglio del 1370, il castello fu parzialmente abbattuto da una impressionante mareggiata all’altezza dei bastioni e un prigioniero, tal Ambrogio Visconti, scappando dalle prigioni urtò il contenitore e ruppe l’uovo. La fortezza iniziò a crollare insieme a una parte del Monte Echia e per evitare che il panico si diffondesse tra gli abitanti, la regina dovette confessare di aver sostituito l’uovo.
A questo punto decidiamo di andare a visitare la Certosa di San Martino raggiungibile con una funicolare o in taxi. Per velocizzare i tempi optiamo per il taxi che ci porta davanti all’ingresso della Certosa dalla quale si ammira uno straordinario panorama sul Golfo di Napoli. Edificata nel 1325 per volere di Carlo d’Angiò, duca di Calabria, subisce fin da subito profondi cambiamenti fino a quando, nella seconda metà dell’Ottocento, la Certosa divenne Museo Nazionale Italiano. Il Museo, mantenendo intatta la corretta percezione del luogo religioso e dello spazio antico, alterna testimonianze della storia di Napoli e della chiesa a panorami mozzafiato percepibili da loggiati, belvederi e giardini. Da non perdere la Chiesa della Certosa, uno scrigno che racchiude gioielli della pittura e della scultura napoletana del Seicento e Settecento.

Poco distante dalla Certosa in posizione sopraelevata si trova Castel dell’Elmo, il più grande dei sette castelli di Napoli che domina la città. Dai suoi bastioni si ammira il panorama più bello di Napoli: a 360°.

Ormai al tramonto, rientriamo verso il centro percorrendo una lunga scalinata, non molto ben tenuta, ma dalla quale si può godere di scorci unici e suggestivi.
Alla sera, cena nei Quartieri Spagnoli per vivere appieno l’atmosfera di una delle zone più caratteristiche di Napoli, con le sue stradine strette e buie colorate dai panni stesi e dall’allegria dei tanti ristorantini tipici e delle botteghe artigiane che attirano migliaia di turisti. La nascita di questi quartieri è legata al periodo in cui a Napoli dominavano gli spagnoli, con l’intento di trovare una sistemazione ai tanti militari presenti all’epoca in città. Fin dal loro nascere i Quartieri Spagnoli furono un luogo malfamato e di perdizione, dove i soldati venivano a cercare i divertimenti e dove venivano compiuti molti delitti e soprusi.
Oggi i Quartieri Spagnoli, una volta poco accessibili ai turisti per l’alto tasso di criminalità, sono diventati il centro della vita serale e le scene che vi si possono ammirare sono incredibili.

In queste vie come, peraltro, nella Via dei Tribunali e in Via San Gregorio Armeno, famosa per i suoi negozietti di presepi, è possibile respirare l’essenza di Napoli e apprezzare la creatività e l’arguzia che ha permesso a questo popolo di sopravvivere e sbarcare il lunario come nessun altro. Ne sono esempio le originali statuine dei presepi che ogni anno vengono rinnovate con personaggi famosi, continuando la tradizione napoletana che vede nei presepi la compresenza del sacro e del profano, rappresentato da personaggi della vita quotidiana. E ancora gli oggetti dissacranti che spesso si trovano sulle bancarelle che lasciano sbigottiti, come la carta igienica con la stampa in ogni foglietto della faccia di leader politici italiani e stranieri al centro dell’attenzione mediatica oppure cappelli di lana con scritte sorprendenti, quest’anno mi ha colpito “Buongiorno un cazzo”.

Un esempio dell’arte dell’arrangiarsi, passeggiando per una delle tante viuzze, sentiamo una musica provenire dall’alto e vediamo alcune persone che ballano in strada. Confusi, cerchiamo di capire la provenienza della musica quando un cestino viene calato con una fune da un balcone al primo piano, alziamo gli occhi e capiamo che sul terrazzo è stato allestito un Karaoke per intrattenere i passanti che si fermano per cantare e ballare e poi lasciano nel cestino qualche soldo.

E questo è stato solo il primo intensissimo giorno a Napoli, a presto un secondo articolo dedicato a Pompei e ad alcune delle chicche culturali di questa splendida città. Vi aspetto.

Gabriel Betti

 

Foreste Casentinesi: un arcobaleno di colori infuocati

Per gli amanti del foliage, il cambio del colore delle foglie, l’autunno è la stagione perfetta per organizzare viaggi e gite fuori porta per godere dell’incredibile spettacolo offerto dalla natura. Se poi amate anche camminare, indubbiamente il modo migliore per ammirare il foliage e visitare un’area protetta osservando nel dettaglio gli ambienti, il paesaggio, le tracce degli animali, i segni della storia, non vi potete perdere un’escursione nel Parco delle Foreste Casentinesi.
Adagiate sulle pendici dell’Appennino Tosco-Romagnolo, le Foreste Casentinesi, considerate tra le foreste più colorate d’Italia, vantano oltre 40 specie di alberi che ogni anno in autunno iniziano a tingersi di colori accesi creando un caleidoscopio incredibile di colori fiammeggianti, un arcobaleno di colori infuocati che spazia tra le tonalità del giallo, dell’arancione e del rosso più intenso.
I periodi migliori per ammirare il foliage nel Casentino sono le ultime due settimane di ottobre e le prime due di novembre quando la stagione dei colori caldi è al massimo livello di intensità.
Dal 2007 le faggete del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sono entrate a far parte della lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. I faggi presenti in questi boschi hanno oltre 500 anni di età e sono considerati tra i faggi più antichi d’Europa.
Il territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi,  con la sua rete di oltre 600 km di sentieri, offre infinite possibilità escursionistiche per tutti e in tutte le stagioni, un’ampia scelta di percorsi, diversi per lunghezza, grado di difficoltà e ambienti naturali attraversati.
Indispensabile strumento per ogni escursionista è la Carta dei Sentieri del Parco. Per i più tecnologici è possibile scoprire le numerose proposte di escursioni all’indirizzo trekking.parcoforestecasentinesi.it, consultare una mappa web, all’indirizzo maps.parcoforestecasentinesi.it, oppure collegarsi alla PNFC trekking mapp, una App dedicata agli appassionati di escursionismo per “navigare” sui sentieri del Parco anche in modalità offline.
E’ proprio per valorizzare la bellezza delle trasformazioni autunnali che anche quest’anno, per la sesta volta, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi propone un ricco calendario di iniziative nell’ambito della rassegna Autunno Slow, che accompagna i visitatori alla scoperta del territorio, fra le quali cinque escursioni.

ESCURSIONE “I GIGANTI DEL TRAMAZZO”
Sebbene lontana dalle foreste storiche di Campigna e Camaldoli, la zona settentrionale del Parco sfoggia un elevato numero di magnifici alberi monumentali tra cui il Gigante del Tramazzo, i faggi della Fonte del Bepi e la Roverella del Bagno, tutti da ammirare percorrendo un anello tra il Lago di Ponte e la Fonte del Bepi con una piacevole escursione in programma per giovedì 1 novembre a partire dalle 9.00 del mattino dalla piazza di Tredozio. La passeggiata durerà circa sei ore più una breve pausa pranzo.
DOPPIO TREKKING INTORNO ALLE SCOGLIERE DEL VERNA
Immerso nelle faggete millenarie, il Sacro Monte della Verna offre una splendida cornice per una escursione di circa cinque ore a tu per tu con le bellezze del Parco. Attraverso boschi di faggio e abete bianco, si ammireranno le magnifiche scogliere per poi raggiungere la cima del monte dalla quale godere di una vista magnifica sulla Valle del Casentino. L’appuntamento è per sabato 3 novembre alle 10.00 presso il parcheggio de La Beccia.
SINFONIA DI COLORI NELLA FORESTA DELLA LAMA
Atmosfere incantate e colori da sogno nella magnifica foresta della Lama, nel cuore del Parco. Qui, tra chiome variopinte che si spogliano per prepararsi all’inverno, si passeggerà lungo un sentiero di crinale poco battuto ma estremamente panoramico che offrirà una moltitudine di spunti per immortalare scenari meravigliosi. L’appuntamente con questa escursione tra i colori sorprendenti dell’autunno è per domenica 4 novembre.
L’AUTUNNO AI CONFINI DELLA RISERVA INTEGRALE DI SASSO FRATINO
La Riserva Integrale di Sasso Fratino è un vero e proprio patrimonio di biodiversità che custodisce una delle faggete più antiche di tutto l’emisfero nord, non a caso dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Tra le bellezze mozzafiato della faggeta, nella zona di confine meno esplorata generalmente interdetta agli escursionisti, domenica 11 novembre si svolgerà una interessante escursione attraverso sentieri non segnalati sulle carte, tanto difficili quanto incantevoli, lungo i quali si incontreranno ruderi di abitazioni, un bellissimo crinale dai Poggi panoramici e soprattutto fresche pozze d’acqua cristallina.
ALLA CONQUISTA DEL MONTE CARPANO
Arrampicandosi sulla mulattiera di Pietrapazza, costeggiando le strette gole fantasma del Volanello e di Becca, oltrepassando antichi ruderi immersi tra gli alberi, sabato 17 novembre ci si arrampica fino alla cima del Monte Carpano dalla quale si potranno ammirare le vallate del Savio da una parte e del Bidente dall’ altra. Si parte dall’abitato di Bagno di Romagna per poi perdersi tra le bellezze di questa splendida zona di confine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Gabriel Bettifall-foliage

Sardegna in ottobre una scoperta continua

La Sardegna stupisce sempre per la sua bellezza e per le sue mille sfaccettature, e lo fa anche in autunno. Siamo partiti a inizio ottobre pensando di dedicarci soprattutto a escursioni e trekking, non pensavamo certamente al mare, tutta al più la speranza di prendere un po’ di sole nelle ore più calde. Invece abbiamo trovato un clima mite che ci ha permesso non solo di goderci spiagge meravigliose e poco affollate, ma di fare anche diversi bagni in un mare strepitoso, calmo e tiepido.

Abbiamo fatto base a Castelsardo, nel nord della Sardegna , un antico borgo medioevale che ha la peculiarità di essere aperto tutto l’anno, ideale anche nelle basse stagioni. Inserito tra I Borghi più belli d’Italia si affaccia sul Golfo dell’Asinara e annovera splendide spiagge, alcune premiate con la Bandiera Blu come la spiaggia di Ampuras. E’ inoltre punto di partenza perfetto data la su posizione baricentrica per visitare in giornate molti posti stupendi, come Stintino, Santa Teresa di Gallura, Porto Torres, ….
Prima tappa la spiaggia Li Junchi di Badesi un bellissimo arenile dorato, lungo e profondo affacciato su un mare limpido e trasparente. Comodissimo se si arriva con lettini e ombrelloni, gli stabilimenti balneari aperti in questa stagione sono pochini, in quanto la spiaggia è attaccata alla strada. L’arenile si prolunga a sud nella cosiddetta Baia delle Mimose, fino alla foce del Coghinas, i cui detriti hanno creato in questa zona la più lunga spiaggia della costa nord. Di grande impatto visivo,il vasto sistema di dune che delimita la spiaggia verso l’interno e dove crescono numerosi, magnifici esemplari di ginepro dal tipico sviluppo basso e contorto.

Si procede poi per “Isola Rossa” il cui nome proviene da un isolotto vicino di colore rossiccio e con un paesaggio caratteristico e indimenticabile. Isola Rossa si staglia sulle suggestive rocce di porfido color amaranto. L’isoletta omonima, composta della stessa pietra rosseggiante, ne delimita a ovest il porticciolo. Il borgo invece nacque solo gli inizi del Novecento per iniziativa di un piccolo gruppo di pescatori e contadini napoletani e galluresi che sfruttarono il mare antistante soprattutto per la pesca dei mitili e dei crostacei. Vicino all’abitato, scura sulla roccia, si erge una cinquecentesca torre spagnola di difesa. Isola Rossa ha due spiagge particolarmente belle: Spiaggia Longa, la più estesa, e Li femini, più piccola e urbana. Quando il sole tramonta e si ha voglia di una bella passeggiata, il lungomare è dotato di un fascino speciale.

Da Isola Rossa parte un bellissimo e semplice trekking che arriva fino a Costa Paradiso.
Una giornata alla portata di tutti lungo un tratto di costa ancora incontaminato. Attraverso un evidente sentiero si cammina tra alberi di ginepro e rocce rosse modellate dal maestrale nelle forme più insolite e bizzarre; inebriati dai profumi del elicriso, del mirto e del rosmarino, si visitano le stupende cale di Tinnari e di Li Cossi, considerate tra le più belle di tutta la costa nord occidentale. Lungo il percorso si potrà godere di panorami e di scorci di paesaggio di una bellezza impagabile che spaziano su tutta la costa fino alle Bocche di Bonifacio in Corsica, immersi in un bosco costituito prevalentemente da macchia mediterranea, in un ambiente ricco di piante autoctone e con un po’ di fortuna si può venire a contatto con la fauna selvatica, volpi, lepri, pernici presenti in tutta zona.

La partenza è dalla torre spagnola di Isola rossa, il percorso è facile e adatto anche ai bambini. Tempo medio di percorrenza, inclusa la pausa pranzo, circa 8 ore per una decina di chilometri. Ovviamente si può interrompere il percorso e tornare indietro in qualsiasi momento.

Dirigendosi invece verso ovest direzione Porto Torres a circa mezz’ora da Castelsardo, si incontra Platamona una lunghissima spiaggia di sabbia bianca e conchiglie con fondali prevalentemente sabbiosi, che si estende per circa quindici chilometri. A Platamona si accede attraversando un ponte di legno dal parcheggio gratuito oppure si può raggiungere a piedi dal centro abitato di Porto Torres. Vicino alla spiaggia è presente una grande pineta.

Tra le tante spiagge che abbiamo visitato, tra le quali l’intramontabile Pelosa a Stintino raggiungibile in un’oretta circa da Castelsardo, una menzione speciale merita la Spiaggia di Rena Majori nel territorio dell’Aglientu parte integrante del sito naturalistico di Monti Russu, nella Gallura. castelsardoL’abbiamo visitata sulla strada del ritorno ma ci siamo ripromessi di dedicarle una giornata una prossima volta. Oltre un’ombrosa pineta camminando fra i ginepri si schiude il variopinto paesaggio di Rena Majiori, una striscia di sabbia bianca e impalpabile che si immerge in una mare dai colori incantevoli con un bordo di scogli scuri e rocce granitiche chiare. Il mare ricco di celesti e blu crea, tra gli scogli, piccole piscine e grazie a un fondale dolcemente degradante è ideale per i bambini. La ricchezza di pesci lo ha reso meta di diving e snorkeling. In una parola un Paradiso.

Grazie Sardegna alla prossima vacanza.

Gabriel Betti

 

 


Signori in carrozza con TrEno

Un viaggio d’altri tempi grazie a un progetto innovativo denominato TrEno che a bordo delle storiche carrozze Centoporte degli Anni Trenta, con sedili in legno che richiamano la struttura delle diligenze, trainate da una centenaria locomotiva a vapore o da locomotori diesel, partendo dalla stazione di Torino Porta Nuova porta il viaggiatore lungo linee ferroviarie dismesse come la Alessandria-Canelli-Castagnole Lanze-Cavallermaggiore, che tornano così a rivivere nei giorni dei TrEni. Un vero viaggio d’altri tempi, decisamente slow, immerso tra i paesaggi collinari ricoperti di vigneti, su cui svettano borghi medievali, chiesette e castelli, nel territorio compreso tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo.

TrEno nasce da un’idea di Edoardo Vallarino Gancia, esponente di una delle più importanti famiglie di produttori vinicoli piemontesi e di Gianluigi Barone, imprenditore con la passione per la mobilità dolce, fondatore di una società di taxi a pedali a Milano. ed è realizzato in collaborazione con Fondazione Fs, che oltre a noleggiare i treni è di supporto anche per tutto ciò che attiene alla logistica e alla composizione degli itinerari.

«È la prima volta in cui i treni storici in Italia non vendono soltanto il biglietto del treno, ma un pacchetto di esperienze – afferma Gianluigi Barone – Per forza dobbiamo vendere anche solo i biglietti ferroviari, ma l’esperienza che proponiamo è una moltiplicazione di attività che vengono fatte nel corso della giornata. I TrEni sono stati circa una ventina nel 2022, sempre da Torino, verso altrettante destinazioni, spesso in concomitanza con eventi di richiamo, come la Corsa delle Botti a Nizza Monferrato, il Palio di Asti, il Torneo dei tre borghi a Neive, tutte esperienze che portano a fare conoscere il territorio in maniera completamente diversa nell’arco di una giornata, offrendo una moltitudine di esperienze e attività. Chiuderemo il 13 dicembre con la visita del mercatino di Natale ad Asti. Al momento i nostri pacchetti sono acquistabili solo online, ma stiamo riscuotendo un forte interesse da parte dei tour operator di cui siamo molto felici».

Un esempio per tutti la tratta che porta a Canelli, capitale mondiale del Moscato e sede del quartier generale della Gancia, dove nel 1865 fu creato il primo spumante nelle cantine che nel 2014 sono state diventate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco denominate Cattedrali Sotterranee. Un labirinto di gallerie monumentali che sono veri capolavori di ingegneria e architettura, appartenenti alle più importanti aziende spumantiere locali, con nomi altisonanti come Bosca, Bocchino, Contratto, Coppo e la stessa Gancia, che si snodano per circa 20 chilometri sotto la collina tufacea su cui sorge il vecchio borgo. Alcune sono talmente imponenti da essersi meritate l’appellativo di “cattedrali sotterranee”.

Il pacchetto include la visita alle cantine e la degustazione di vini, il pranzo al ristorante “I meravigliati”  e la visita guidata al Borgo medioevale di Canelli, lungo la via Sternìa, una strada acciottolata con pietre di fiume un tempo percorsa dai carri trainati dai buoi carichi di botti di vino, che si snoda tra piazzette, palazzotti storici, chiese barocche e opere artistiche ispirate al tema dell’amore. Il percorso è infatti anche chiamato Via degli Innamorati da quando il noto illustratore francese Raymond Peynet, creatore dei celebri “Fidanzatini”, visitò Canelli nel 1983, lasciando in ricordo una piastrella disegnata. In cima al borgo troneggia il Castello Gancia, attuale residenza della famiglia Gancia, che sorge sul sito di un castrum edificato nell’XI secolo a difesa della via commerciale che univa Asti e Savona. Demolito dagli Spagnoli nel 1617 durante la Guerra di Secessione del Monferrato, fu riedificato a fine ‘600 nella forma di un elegante palazzo a pianta quadrata dai marchesi Scarampi Crivelli, per essere poi acquistato dai Gancia a inizio ‘900. Il complesso è circondato da terrazze e da un giardino all’italiana che viene aperto in esclusiva per i TrEnoturisti, da cui si può ammirare lo spettacolare panorama delle colline del Moscato Patrimonio Unesco.

Gabriel Betti

 treno